Premio Turoldo 2007

            Sara De Simone

                    

                                                                     

 

 

Mi piace dire in giro

che sono innamorata

ha un suono così dolce

questa frase bisbigliata.

Però finisce sempre

che scovo il sentimento

tra le pieghe dei pensieri,

lo accudisco e mi tormento.

Estetica meschina

che fai di una finzione

un corpo vero

che mischi il mio capriccio

col suo siero.

 

E brucio e tremo e muoio

e non capisco

se ha il cuore di oro antico

o di pietrisco.

 

  

 ***

 

Se io sapessi amarti

ti direi che mi manchi

ti direi ad ogni bacio

che ti voglio e non mi stanchi.

Se io sapessi amarmi

camminerei più piano

puntando lo sguardo non in basso

ma lontano

misurerei il rumore dei miei passi

nel sole, calcolando l’eco chiara

di distanze più nuove

superate con lo scatto

di esperto corridore

non di chi sfugge lesto,

non certo un disertore.

Correrei con i talloni

vulnerabili ed umani

non credendo nella sorte

né in aiuti iperurani.

Alcuni amici un giorno

mi parlavano di attesa:

che se stai seduto e fermo

la fortuna arriva illesa,

meglio non mettersi in moto

per poi rovinare tutto,

stare distesi all’ombra

e poi cogliere il frutto.

Se io sapessi fingerti

occasione accidentale

ti coglierei più mite,

in  ossequio corporale,

invece mi possiedi

per antichi contratti

serrata ai miei piedi

la custodia dei patti.

Ti ho appena incontrato

eppure da sempre

nella tua tagliola

languisco indolente.

Cammino slanciata,

quando cambio partita,

ma ai talloni mi trascino

quel peso di ferita.

Achille trafitto

dalle insidie del niente

torna in piedi redivivo.

Invincibile è la mente.

 

 

***

 

Era il lamento di una creatura

nell’odore del gelsomino

era l’arsura del caldo estivo

che soffocava il cielo argentino.

Languiva all’angolo della strada

un corpo esangue

di cagna ammalata.

Dentro il suo affanno

in quel rantolio

dicevo nell’aria, io pure,

il mio addio.

 Sara De Simone ha 20 anni e abita a Roma