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Sara De Simone
Mi piace dire in giro che sono innamorata ha un suono così dolce questa frase bisbigliata. Però finisce sempre che scovo il sentimento tra le pieghe dei pensieri, lo accudisco e mi tormento. Estetica meschina che fai di una finzione un corpo vero che mischi il mio capriccio col suo siero.
E brucio e tremo e muoio e non capisco se ha il cuore di oro antico o di pietrisco.
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Se io sapessi amarti ti direi che mi manchi ti direi ad ogni bacio che ti voglio e non mi stanchi. Se io sapessi amarmi camminerei più piano puntando lo sguardo non in basso ma lontano misurerei il rumore dei miei passi nel sole, calcolando l’eco chiara di distanze più nuove superate con lo scatto di esperto corridore non di chi sfugge lesto, non certo un disertore. Correrei con i talloni vulnerabili ed umani non credendo nella sorte né in aiuti iperurani. Alcuni amici un giorno mi parlavano di attesa: che se stai seduto e fermo la fortuna arriva illesa, meglio non mettersi in moto per poi rovinare tutto, stare distesi all’ombra e poi cogliere il frutto. Se io sapessi fingerti occasione accidentale ti coglierei più mite, in ossequio corporale, invece mi possiedi per antichi contratti serrata ai miei piedi la custodia dei patti. Ti ho appena incontrato eppure da sempre nella tua tagliola languisco indolente. Cammino slanciata, quando cambio partita, ma ai talloni mi trascino quel peso di ferita. Achille trafitto dalle insidie del niente torna in piedi redivivo. Invincibile è la mente.
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Era il lamento di una creatura nell’odore del gelsomino era l’arsura del caldo estivo che soffocava il cielo argentino. Languiva all’angolo della strada un corpo esangue di cagna ammalata. Dentro il suo affanno in quel rantolio dicevo nell’aria, io pure, il mio addio.
Sara De Simone ha 20 anni e abita a Roma |