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Vanes Ferlini
HANDICAP
Ho strappato un lembo di camicia per farne un aquilone e veleggiare sulla brezza del mattino Ho divelto i raggi dalle ruote e li ho crocifissi sulla stoffa Ho rubato una stella filante al funerale d’un amico e l’ho inchiodata per la coda Ho spezzato il filo della vita e l’ho legato alla croce nel vento Ho corso la fantasia a piedi nudi sulla sabbia per tuffarmi nell’alto… il filo m’ha ferito le mani l’aquilone è scomparso nel blu
Forse qualcuno lo troverà e mi farà volare con lui.
L’INDIFFERENZA
Cosa ne sa un pesce rosso del mondo di là dal vetro del volo d’uccelli o partire di treni
Che ne sa di grida ferite e naviganti spiaggiati su cumuli d’immondizia
Non conosce spari e menzogne non ha sogni, non ha desideri una vasca sicura e bollicine per confine all’universo
Stiamo sordi al dolore e ciechi alla morte come pesci sepolti nell’acqua a rubarci l’ossigeno.
PER SEMPRE (quando si sconfigge la malattia)
Vedo la mia ombra, laggiù addormentarsi sopra un cuscino di pietra e mani di gomma ricucire lo strappo e occhi di vetro rabbrividire al soffio gelido del metallo Una finestra di luce mi attrae in danza di coriandoli, non chiuderò gli occhi davanti all’orizzonte screziato non nasconderò tesori sotto la sabbia della disperazione… cavalcherò vele di speranza allungherò le mani all’aurora sfoglierò petali di corsa come giorni rapiti al calendario, fiori secchi tra le dita rinasceranno germogli di speranza nella stretta di mani vigorose La belva nera ruggisce nell’angolo, forse domani si acquieterà… sarò giocoliere e domatore, rimbalzerò il mondo nelle braccia e con la frusta avvinghierò il domani Per sempre ricorderò chi sono.
Vanes Ferlini è impiegato di banca e vive a Imola (BO)
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