Premio Turoldo 2007

            Vanes Ferlini

                    

  

 

HANDICAP

 

Ho strappato un lembo di camicia

per farne un aquilone

e veleggiare sulla brezza del mattino

Ho divelto i raggi dalle ruote

e li ho crocifissi sulla stoffa

Ho rubato una stella filante

al funerale d’un amico

e l’ho inchiodata per la coda

Ho spezzato il filo della vita

e l’ho legato alla croce nel vento

Ho corso la fantasia

a piedi nudi sulla sabbia

per tuffarmi nell’alto…

il filo m’ha ferito le mani

l’aquilone è scomparso nel blu

 

Forse qualcuno lo troverà

e mi farà volare con lui.

 

 

 

L’INDIFFERENZA

  

Cosa ne sa un pesce rosso

del mondo di là dal vetro

del volo d’uccelli

o partire di treni

 

Che ne sa

di grida ferite

e naviganti spiaggiati

su cumuli d’immondizia

 

Non conosce spari e menzogne

non ha sogni, non ha desideri

una vasca sicura e bollicine

per confine all’universo

 

Stiamo sordi al dolore

e ciechi alla morte

come pesci sepolti nell’acqua

a rubarci l’ossigeno.

  

 

 

PER SEMPRE

(quando si sconfigge la malattia)

  

Vedo la mia ombra, laggiù

addormentarsi sopra un cuscino di pietra

e mani di gomma ricucire lo strappo

e occhi di vetro rabbrividire

al soffio gelido del metallo

Una finestra di luce mi attrae

in danza di coriandoli,

non chiuderò gli occhi

davanti all’orizzonte screziato

non nasconderò tesori

sotto la sabbia della disperazione…

cavalcherò vele di speranza

allungherò le mani all’aurora

sfoglierò petali di corsa

come giorni rapiti al calendario,

fiori secchi tra le dita rinasceranno

germogli di speranza

nella stretta di mani vigorose

La belva nera ruggisce nell’angolo,

forse domani si acquieterà…

sarò giocoliere e domatore,

rimbalzerò il mondo nelle braccia

e con la frusta avvinghierò il domani

Per sempre

ricorderò chi sono.

Vanes Ferlini è impiegato di banca e vive a Imola (BO)