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Vincenzo Lisciani Petrini
DUE SONETTI A FRANCESCA 1.
Poiché l’angelo scese negli occhi del sofferente le mani posasti sulla ferita amata, ed il giorno, muto tra le mura antiche, apparve in benedizione al cuore sommerso di notti. Quanto potè soffrire?
Dunque, amica, ti esorto alla danza, che ti porti leggera nei misurati passi dell’eterno, precisi come rintocchi di campane mattutine. Le stelle, immerse nel cielo che azzurra, attenderanno pazienti la lieve notte d’incanti!
A te sono le bellezze di ciò che vedi e ciò che non vedi, cambiando il suo sembrare, ti parla come un grande spirito. Da te nasce acqua nella terrestre forma del pianto che uomo non conosce. Ed il tuo capire sconvolge la pena stessa.
Non nascondere l’amore dell’amicizia, il balsamo sulla carne rotta, l’acqua tornata dal gelo in mano agli assetati.
2. Esultare, gioire, cantare, lodare il cielo e la terra per ogni cosa che sorride come schiuma d’onda, come oro negli scrigni, luce sognata nel freddo delle taverne anguste sbattendo al banco il boccale vuoto!
Amica, è il canto a spirare nobile come la musica che il mare possiede nel suo immenso polmone d’abisso: la sua froge soffia e mi scuote a cercare solo la Grandezza. Presto anche tu ne ascolterai la voce e ne prenderai la strada.
La benedizione dei passanti allora si cercherà per portare con noi le loro arrese speranze. Così: in giro lontani, sempre alla ricerca d’una verità già posseduta, che non c’abbandoni come una rondine impaurita, scacciata via dal nido.
Ma occorre il coraggio per ciò che anticamente conobbi e feci presto a togliermi, ed ora in te vedo la veste che richiedo in dono.
LA VECCHIA
I giovani non sanno cos’è la terra, non la conoscono, diceva la vecchietta. Non sanno come sia amara. Capivi che l’aria che quella si tirava dietro le si aggrumava tutta nelle rughe e nella voce sporca, d’una lingua ancor più amara.
A vederla, ora, lontana dalla terra arata, su una panchina ad aspettare i mezzi, mette rispetto. Grassa – ha gambe gonfie come tronchi imbevuti. Ha un bastone per reggersi e parole per maledire, una schiena spezzata con atrocità.
Si fa fatica a pensarla giovane in un qualche tempo. Certa gente sembra aver solamente lavorato in tutti i suoi anni e retto una candela la sera delle feste. Per lei non passa quasi nulla dei mesi e degli anni e i giovani, continua a ripetere, non conoscono più nessuna terra.
(QUESTA POESIA E’ STATA PUBBLICATA SULLA RIVISTA CULTURALE BIMESTRALE NUOVA UMANITA’ NEL NUMERO DI GENNAIO-FEBBRAIO 2007)
Vincenzo Lisciani Petrini, 23 anni di Teramo, è diplomato in pianoforte ed è laureando in lettere classiche a Chieti |