Premio Turoldo 2007

            Filippo Marzii

                    

  

 

 

Nei rami arrampicati al cielo

  

Sono quadro in chiaroscuro

dipinto d’odissea,

tela martoriata dall’invasore

che le linee del disegno

distorce.

Scandisce il tempo,

silenzioso,

ogni tratto che strugge

e lentamente

mi sciolgo in pianto.

 

Visitatore distratto

che scavi nell’anima

e spogli il mio dolore,

tu cerchi lo strapiombo

nei miei occhi,

insegui il confine

tra l’affanno e la finzione,

ma l’immagine che osservi

più non appartiene

a una cornice che ora

gabbia si fa del nulla.

 

Fuggo da mano oscura,

mi libro a volo

con braccia verticali

e come essenza d’albero

mi rinnovo.

Sono nelle radici

che afferrano la terra.

Sono nei rami

arrampicati al cielo.

 

 

 

 

(Pubblicata nell’ottobre 2007 nell’antologia “I colori del silenzio: una fatale coincidenza” editrice Montag di Tolentino.)

 

 

 

 

Tra il bene e il male

 

Come faccio a dire

“mai supererò il confine”

se s’inerpica la strada

e torno indietro,

se compro ogni giorno

ai saldi

il rimorso di domani

e m’ammalia

il sorriso astuto

del demone

nelle vetrine

vestite a festa…

 

     

 

Autoritratto di un incapace

 

C’è un sottile velo di pudore

tra la matita e il foglio

mentre copia di me stesso

tratteggio piano.

Il ritratto - quello vero -

si cela dietro il palmo

della mano sinistra

e sfugge al verso

che racconta superficie

d’oceano ignoto. Eppure

basterebbe leggere

il disegno che questa lampada

scaglia al muro.

Voltarsi e ricalcare

le linee clandestine,

imbrattare di vernice

il silenzio di questa sera

e imitare il vento che sfronda,

indiscreto, il fusto.

Ma si arrende la parola

a consueti scherzi di grafite

che nuova inaccessibile maschera  

s’inventa tra le dita

e clemente è l’attesa

che riverberi d’aurora, domani,

sciolgano finalmente

l’ultimo manto di brina.

Filippo Marzii è pubblico dipendente e abita a Statte (TA)

 

Commenti

 

Tre poesie ripiegate sull'io dell'autore, sincere ed oneste. Filippo Marzii pone sé stesso tra le parole, poiché è con i versi che cerca di ricalcare le sfumature più nobili e meno materiali della vita. Intento rischioso, per chi scrive versi, quello di rimestare l'autoriflessione, ma in questo caso l'autore ben si destreggia. - Luca Mingioni