Premio Turoldo 2007

            Maria Pia Quintavalla

                    

  

 

 

 

Come potere trattenerti

 

Come potere trattenerti,

come la linea dei salici in estate

che ondeggia ma sta ferma

e vaga,

assume il senso ed il colore (lieve)

di un grigio rosa che trapela

ansima svela nel cadere  - verso terra

la sua natura ancella e in più ritrosa,

dolceamara.

 

Come potere trattenere come la luce

quel flettersi genuflesso delle foglie

e rami che sollevati dal dovere

della gravità - toccano il silenzio

di tenerezze grate di sapore

dolce che comunica col cielo,

come chi confina.

 

Se tu sei là, fermo o ambulante

che sosti pensieroso prima di una

                                       partenza

che non vorremmo esistere per tutta

                                       questa vita

per questo amore che ci turba assumerci

                                                sereno

e lieto, in quel partire il gesto delle

mani nelle tasche al vento riparate

 

o esposte ma tardive che non si

attardano alle porte ad assi cigolanti,

ma con la voglia di socchiuderla

toccarla,

 

soglia dei semprevivi alla partenza, essa

ci rese eguali subito, e la discesa

            la sconoscemmo.

 

Padre che non sei mai partito affatto,

ma che viandante e pellegrino

ci sorridi additando in un gesto

segreto un riso o uno scongiuro,

dalla bianca camicia e spezzi

un giorno arioso e lieve

come un’ostia calma che sa di carta

e pane, che fa luce.

 

E poi ci accenni che vivere

deambulare e camminare sono la stessa cosa:

un giro di memoria non si stacca,

e le colline suonano soavi

all’orizzonte lo incoronano di

gloria come le strisce blu e marrone

sotto il cielo che fila dalle nubi e

a sera formano la luna

più vicina, e credula sorella.

 

 

 

I tuoi foulards

 

I tuoi foulards, che da lontano apparivano turbanti

con gli occhiali fumé spessi di miopia senza rimedio,

tu maestra di sottrazione di sé a se stessa,

così ti vedevamo, icona negli antri dei portoni

apparire nei borghi degli inverni, da intenso bianco.

Quei foulards ti vestivano come una madonnina,

castigando la purezza della fronte e il naso

ti infagottavano mamma,

che più buona facevano, ti proteggevano in realtà

la testa dai dolori cervicali e da altri fulmini

che non  celesti, potevano colpirti.

 

Cara madre dai foulards in pervinca azzurro,

o rosa fucsia pallido, che in ampio nodo

incoronavano il tuo viso come un manto 

regale come una Bernadette antica, e ti destinavano –

al sacrificio o alla visione.

Foulards custoditi in collezione dai molteplici

colori: a tinta unita come li definivi,

o in fantasia di bianco e blu chanel, alla moda

degli anni sessanta, o a disegno geometrico

un poco futurista, e giovanile.

Foulards che regalavi spesso alle tue figlie in visita

come tagli preziosi, quasi monili di tessuto.

Nel più privato regalandoli aggiungevi, assorta

mentre li deponevi sul nostro capo o al collo,

Tienilo, ma per questa volta,

oppure  separandotene, beh te lo regalo.

 

 

 

 ***

 

Sta venendo un tempo - te ne uscivi improvvisa, spalancando vetri e silenzio, 

sullo stupefatto giardino di San Paolo - e indicando il nord, viene da Milano, e

                                                                                                                          [porta pioggia. 

Annuivo seguendo il tuo profilo sporgersi additare dove il fischio dei treni aumentava

tu restavi calma davanti, ne eseguivi imperterrita l’ascolto di vicende del tempo

                                                                                                                          [e di stagioni, 

latrice di messaggi - giudizi antichi.

  

più vicina, e credula sorella.

 Maria Pia Quintavalla, è parmense e vive a Milano