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Maria Pia Quintavalla
Come potere trattenerti
Come potere trattenerti, come la linea dei salici in estate che ondeggia ma sta ferma e vaga, assume il senso ed il colore (lieve) di un grigio rosa che trapela ansima svela nel cadere - verso terra la sua natura ancella e in più ritrosa, dolceamara.
Come potere trattenere come la luce quel flettersi genuflesso delle foglie e rami che sollevati dal dovere della gravità - toccano il silenzio di tenerezze grate di sapore dolce che comunica col cielo, come chi confina.
Se tu sei là, fermo o ambulante che sosti pensieroso prima di una partenza che non vorremmo esistere per tutta questa vita per questo amore che ci turba assumerci sereno e lieto, in quel partire il gesto delle mani nelle tasche al vento riparate
o esposte ma tardive che non si attardano alle porte ad assi cigolanti, ma con la voglia di socchiuderla toccarla,
soglia dei semprevivi alla partenza, essa ci rese eguali subito, e la discesa la sconoscemmo.
Padre che non sei mai partito affatto, ma che viandante e pellegrino ci sorridi additando in un gesto segreto un riso o uno scongiuro, dalla bianca camicia e spezzi un giorno arioso e lieve come un’ostia calma che sa di carta e pane, che fa luce.
E poi ci accenni che vivere deambulare e camminare sono la stessa cosa: un giro di memoria non si stacca, e le colline suonano soavi all’orizzonte lo incoronano di gloria come le strisce blu e marrone sotto il cielo che fila dalle nubi e a sera formano la luna più vicina, e credula sorella.
I tuoi foulards
I tuoi foulards, che da lontano apparivano turbanti con gli occhiali fumé spessi di miopia senza rimedio, tu maestra di sottrazione di sé a se stessa, così ti vedevamo, icona negli antri dei portoni apparire nei borghi degli inverni, da intenso bianco. Quei foulards ti vestivano come una madonnina, castigando la purezza della fronte e il naso ti infagottavano mamma, che più buona facevano, ti proteggevano in realtà la testa dai dolori cervicali e da altri fulmini che non celesti, potevano colpirti.
Cara madre dai foulards in pervinca azzurro, o rosa fucsia pallido, che in ampio nodo incoronavano il tuo viso come un manto regale come una Bernadette antica, e ti destinavano – al sacrificio o alla visione. Foulards custoditi in collezione dai molteplici colori: a tinta unita come li definivi, o in fantasia di bianco e blu chanel, alla moda degli anni sessanta, o a disegno geometrico un poco futurista, e giovanile. Foulards che regalavi spesso alle tue figlie in visita come tagli preziosi, quasi monili di tessuto. Nel più privato regalandoli aggiungevi, assorta mentre li deponevi sul nostro capo o al collo, Tienilo, ma per questa volta, oppure separandotene, beh te lo regalo.
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Sta venendo un tempo - te ne uscivi improvvisa, spalancando vetri e silenzio, sullo stupefatto giardino di San Paolo - e indicando il nord, viene da Milano, e [porta pioggia. Annuivo seguendo il tuo profilo sporgersi additare dove il fischio dei treni aumentava tu restavi calma davanti, ne eseguivi imperterrita l’ascolto di vicende del tempo [e di stagioni, latrice di messaggi - giudizi antichi.
più vicina, e credula sorella.
Maria Pia Quintavalla, è parmense e vive a Milano |