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Pasquale Vitagliano
La parola è il guscio del mondo
Il mondo parlato è seduto sull’uscio bagnato tra il corso del tempo e il luogo del vuoto.
Il vuoto del tempo è il silenzio del mondo. Il mondo dei corpi che scarta l’involucro opaco del nostro primordiale elemento.
Il dialogo dei volti è il sangue del mondo. Il sangue che affiora sotto la pelle opalina dei nostri umani discorsi.
Alle nostre parole esangui successe col verso il roseo incarnato del tempo.
Noli me tangere
Non voglio che mi tocchi, sono sveglio, svuotato non sono ancora, mi sento e sento il tuo tatto febbrile di ceramica.
Non puoi sciogliere i miei nodi, li sento di legno, sebbene io sia presente ancora, carne su tronco, corpo su peso.
Io non risorgo, ma resto sospeso nel sonno di questo riposto crinale senza ritorno, appeso nel vuoto come un sipario rotto.
Variazioni sul nero
Come puoi credere di specchiarti nella posa della tazzina di caffè slabbrata dal tuo rossetto. Non puoi chiamarla notte, per misurare il tuo digiuno, come non credo che una macchia in fondo al bere possa aver spezzato il mio orizzonte.
No, non è un sole nero quella pozza di dolore. non è il mare oscuro quel grumo di caffè, nel quale vuoi riflettere il liquido ignoto del tuo corpo. Non puoi chiamarmi notte, per misurarmi dentro.
No, non vedo altro in quella tazzina. Vedo solo che resta là, sul bordo del lavabo ad aspettare che qualcuno di noi due la lavi. Come puoi credermi, se non mi patisci.
Pasquale Vitagliano, leccese, vive a Terlizzi (BA) dove svolge l'attività di pubblicista,
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