Premio Turoldo 2007

            Pasquale Vitagliano

                    

 

 

La parola è il guscio del mondo

 

Il mondo parlato è seduto

sull’uscio bagnato tra

il corso del tempo e

il luogo del vuoto.

 

Il vuoto del tempo

è il silenzio del mondo.

Il mondo dei corpi che scarta

l’involucro opaco del

nostro primordiale elemento.

 

Il dialogo dei volti

è il sangue del mondo.

Il sangue che affiora sotto

la pelle opalina dei

nostri umani discorsi.

 

Alle nostre parole esangui

successe col verso il

roseo incarnato del tempo.

 

 

 

Noli me tangere

 

Non voglio che mi tocchi, sono sveglio,

svuotato non sono ancora, mi sento

e sento il tuo tatto febbrile di ceramica.

 

Non puoi sciogliere i miei nodi, li sento

di legno, sebbene io sia presente ancora,

carne su tronco, corpo su peso.

 

Io non risorgo, ma resto sospeso nel sonno

di questo riposto crinale senza ritorno,

appeso nel vuoto come un sipario rotto.

 

 

 

Variazioni sul nero

 

Come puoi credere di specchiarti nella posa

della tazzina di caffè slabbrata dal tuo rossetto.

Non puoi chiamarla notte, per misurare il tuo digiuno,

come non credo che una macchia in fondo al bere

possa aver spezzato il mio orizzonte.

 

No, non è un sole nero quella pozza di dolore.

non è il mare oscuro quel grumo di caffè,

nel quale vuoi riflettere il liquido ignoto del tuo corpo.

Non puoi chiamarmi notte, per misurarmi dentro.

    

No, non vedo altro in quella tazzina. Vedo solo

che resta là, sul bordo del lavabo ad aspettare

che qualcuno di noi due la lavi. Come puoi credermi,

se non mi patisci.

 

Pasquale Vitagliano, leccese, vive a Terlizzi (BA) dove svolge l'attività di pubblicista,