Premio Turoldo 2007

            Gabriele Aral

                    

  

 

LE MIE PAROLE

  

Le mie parole

sono foglie d'autunno,

cadute prima di cadere,

d'intralcio a terra

alla vostra vista

e al vostro cammino,

nei lunghi viali

e nei cortili sicuri.

Bruciatele pure!

...ma che fuoco, e che fiamme!

Che denso fumo

nel vostro cielo vuoto.

 

 

 

“A ME GLI OCCHI!”

  

Che truffatori i poeti!

Non sono che illusionisti,

prestigiatori di parole.

Di certo li hai visti

da un cappello nero

trarre un candido coniglio,

fare di un bastone, dei fiori colorati

o, con un leggero tocco, mille fazzoletti.

Pensi siano maestri di emozioni,

infallibili giocolieri di sentimenti,

perché di un mazzo di carte

san sempre mostrare l'asso di cuori.

Ma non è che un trucco.

Facile per chi sa incantare,

più facile dei serpenti è incantare i cuori

perché il cuore ha bisogno di magia.

Ma non ti adombrare mio lettore

non sei tu che hai subito l'inganno,

tu hai pur sempre sognato

hai sofferto e seguito

hai sorriso e applaudito,

e chissà...

se hai prestato attenzione

hai perfino imparato.

È più sottile l'inganno,

più beffarda la vita

per chi padrone del palcoscenico

non sa affrontare la solitudine del camerino.

Chi alla vita è sconfitto

è chi inganna per vivere.

 

  

 

COME HO SCOPERTO IL MONDO

 

Ho navigato tra le onde di un mare senza nome

e per tre giorni ho combattuto al fianco di un vecchio,

reggendo un filo sottile

come il confine tra vittoria e sconfitta.

 

Ho sognato città invisibili

in una notte senza stelle,

finché l'alba non ha sorpreso il mio cuore

ed ho ammirato l'indaco delle mura di Jodhpur.

 

Ho volato nell'immensità del cielo

con un cuore puro, che non accetta limiti,

ali di gabbiano a sostenerlo

alla ricerca di un volo perfetto.

 

Ho camminato nel silenzio di ombrosi boschi

e ho giocato a una guerra che non conoscevo,

ma tutto ciò che difendevo

era un sentiero di nidi di ragno.

 

Ho abitato l'isola del signore delle mosche

il volto dipinto dei colori della notte,

e nel toccare l'oscurità del mio animo

ho compreso l'innocenza di un tempo che non tornerà.

 

Ho viaggiato per mondi dimenticati

e come un piccolo principe

ho guardato senza aprire gli occhi:

ho imparato ad amare una rosa.

 

Ho scoperto il mondo

tra le pagine dei miei libri,

e chiuso tra le mura di una prigione

ho scoperto la mia libertà.

Gabriele Aral abita a Volterra