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Questa città
Non so più nulla di chi amo sulle mura della città vecchia un martedì sera qualunque, ascolto l’allarme della neve cadere sui polsi e un abbaiare sfiatato di cani, suoni di voci che arrivano da lontano come stelle che raschiano il buio - Sergio, Romi, Nicola l’estate del ‘99 soffi brevi nella luce perduti in chissà quale curva degli anni. Oggi il nome dolce di questa città, Bergamo, mi entra appuntito nella carne, nella memoria e mi chiede ragione di tutto, di questa solitudine che prende la schiena e una toga che non ripara dal gelo le spalle, coraggio ancora per queste braccia smagrite, per la nebbia che spacca i vetri e un figlio che senza respiro mi cresce dentro, ora che il silenzio non è più una lama che mi attraversa, ma la voce di un padre appoggiata sulle mani.
L’essenza di una sintassi
Adesso conta le lettere del tuo nome che il vento non ha disperso, contale, oggi che tutto ti chiama da vicino con la voce di un figlio e una promessa - riscrivi questi colli l’ombra larga dei platani il suono dei passi sui sassi ghiacciati di via Arena, l’essenza di una sintassi. L’edera sale scura sulle mura copre e spezza le pietre fino alla piazza vecchia dove uno sconosciuto chiede pietà per le sue mani. Sei tu. Dai forma al buio, parola alle spine, perché non sia la fine ancora, in una pozzanghera galleggiano i tuoi passi, una mattina di fine inverno.
Equilibrio
Non ho più dolore che mi attraversa tutto in me si fonde in un suono di luce e acqua e verso un inizio invisibile ridiscendo le rapide di questo fiume con la sola forza dell’equilibrio. Ho per dimora la parola e questo nome come destino mentre ogni cosa scivola verso il giorno o una notte che indietreggia sui miei passi che ora chiedono orme di fuoco a una stella fissa.
Corrado Benigni vive e Bergamo
Poesia autentica, che compie la sua missione del dire
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