Premio Turoldo 2007

            Corrado Benigni

                    

 

 

Questa città

 

Non so più nulla di chi amo

sulle mura della città vecchia

un martedì sera qualunque, ascolto

l’allarme della  neve

cadere sui polsi

e un abbaiare sfiatato di cani,

suoni di voci

che arrivano da lontano

come stelle che raschiano il buio -

Sergio, Romi, Nicola

l’estate del ‘99

soffi brevi nella luce

perduti in chissà quale curva degli anni.

Oggi il nome dolce di questa città, Bergamo,

mi entra appuntito nella carne, nella memoria

e  mi chiede ragione di tutto,

di questa solitudine che prende la schiena

e una toga che non ripara dal gelo le spalle,

coraggio ancora per queste braccia smagrite,

per la nebbia che spacca i vetri

e un figlio che senza respiro

mi cresce dentro,

ora che il silenzio non è più

una lama che mi attraversa,

ma la voce di un padre

appoggiata sulle mani.

 

 

 

L’essenza di una sintassi

 

Adesso conta le lettere del tuo nome

che il vento non ha disperso,

contale, oggi che tutto ti chiama da vicino

con la voce di un figlio e una promessa -

riscrivi questi colli

l’ombra larga dei platani

il suono dei passi

sui sassi ghiacciati di via Arena,

l’essenza di una sintassi.

L’edera sale scura sulle mura

copre e spezza le pietre

fino alla piazza vecchia

dove uno sconosciuto

chiede pietà per le sue mani.

Sei tu. Dai forma al buio,

parola alle spine,

perché non sia la fine ancora,

in una pozzanghera galleggiano i tuoi passi,

una mattina di fine inverno.

 

 

Equilibrio

 

Non ho più dolore che mi attraversa

tutto in me si fonde

in un suono di luce e acqua

e verso un inizio invisibile ridiscendo

le rapide di questo fiume

con la sola forza dell’equilibrio.

Ho per dimora la parola

e questo nome come destino

mentre ogni cosa scivola verso il giorno

o una notte che indietreggia

sui miei passi che ora chiedono

orme di fuoco a una stella fissa.

 Corrado Benigni vive  e Bergamo

 

Commenti

 

Poesia autentica, che compie la sua missione del dire usando toni
meditativi, invocativi o malinconici. Ma la semplicità e immediatezza
che ne risultano sono frutto evidente di un accurato lavoro sulla
parola, sulla forma e sul ritmo. Benigni mi convince pienamente, poichè
- con umiltà - è in cammino sulle strade giuste della poesia.  Antonio Fiori