Premio Turoldo 2007

            Danilo Breschi

                    

  

 

 

 La scena corale

 

  annodàti, sciolti, riallacciati

 siamo gli estremi della solita fune

 con cui ci dondoliamo le risposte

 dopo esserci impiccati alle domande

 nei primi vagiti di un mattino storto

 piegato dal tempo come quell’uomo

 che vedo ogni sera indugiare nel saluto

 di lei che rincasa come vela nel porto.

 La stessa noncuranza, la stessa fierezza

 inconsapevole, che ammala ogni orfano

 ogni uomo il cui destino fa cilecca,

 e non sai mai a chi dar la colpa

 se a lui o a lei, a chi non compie

 non chiude il cerchio che circola vita

 che rinchiude vita, che è morte ed altro.

 Quella fune che ci lascia a vista

 quella fune che ci accompagna e striscia

 è d’inciampo, è d’incanto, per chi osserva

 i vagabondi legati: spettacolo da tre soldi.

 Mettiamo in scena una storia più grande di due:

 siamo simbolo, siamo capro espiatorio

 avvertimento che minaccia il divertimento:

 anche a voi la scelta, fra cappio o dondolo.

 

 

 

Creatura

 

Tutto ebbe inizio nel tuo seno

in fermento per un recapito oscuro

 

un antico liuto il tuo corpo di meraviglie

non potevo che suonarlo come cosa sacra

guidato dalle tue stesse dita occhiute

 

vigilanti i miei squilibri sull’arco delle ciglia

non temere, è solo il troppo blu degli occhi

annuncio di quella grande onda che attendevo

 

pensavo il mare mi restituisse l’immagine

non lo credevo un travaso di Dio

la sua accoglienza si spiega con l’arcano dell’acqua

 

mi fu detto: percorri il sentiero dei padri,

e a notti frugai tra cervelli fottuti da droghe

pesanti o leggere, è sempre merda

in cui affogano la più bella età fragile

prima che giunga una migliore età forte

 

è che ginocchia pronte a piegarsi cerca

la mala cricca degli avidi e dei furbi

 

il cinismo redime il cinismo deprime

non ho ancora deciso in un senso

ma la creazione non ama gli indugi

pretende ora l’atto che snoda

così ho sciolto gli ormeggi

 

che ne dici? è giunto il tempo

di richiamare gli spiriti esiliati?

A lungo mi ha compresso più l’attesa

della sua venuta, anzi

mi ha espanso, mi ha installato

nel centro esatto della vita

 

Accadde così che a quattro zampe

cominciammo ad esplorare noi stessi

noi tre vorticosi a quattro zampe

in un girotondo di spiriti rinati

fino a fondersi nel nucleo, familiare

antica parola tornata dall’esilio.

 

 

  

inquilino dal Caso sfrattato

 

 qui si parla di un tizio prossimo allo sfratto,

 quello per cui non c’è proroga che tenga

 per cui si finisce a meditare il gesto risoluto

 

 qualcosa che ne lasciasse almeno un brandello

 un brandello di parola da sventolare a maggio

 quando la gente torna a scrutare le scritture

 per sapere dove andare in vacanza

 

 c’è ancora abbastanza fuoco nel camino – disse

 aiutalo che io l’aiuto e, nonostante il vento,

 aiutalo, sarà l’incendio per cui trasmigro

 

 e me ne andrò ad abitare le stanze abbandonate

 da una famiglia sempre più bella da scomparsa

 come gli amori che non sai afferrare a giugno

 

 poi viene luglio ed e già tempo di far legna,

 per ingannare il tempo ho scolpito un dado

 

 l’altro giorno l’ho gettato nel camino redivivo

 che speravo me lo ridesse spoglio dei numeri

 volevo azzardare uno zero prossimo all’infinito

 

 peccato che al tavolo ci fosse un baro più bravo.

Danilo Breschi è docente universitario e vive a Figline Valdarno (FI)

 

Commenti

Queste poesie di Danilo Breschi, ruotano sul concetto di familiarità, di focolare domestico: definiscono ed amplificano con precisione alcune delle dinamiche dell'affettività, con piena consapevolezza sulla valenza positiva nonostante immagini dure, con rispetto per l'unicità della soggettività interiore.

Luca Mingioni