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Narrate nostalgie
" Ho conosciuto un luogo solitario di crete rotte fra gli ulivi e il mare dove la terra non teme mostrare delle colline i seni d'ocra al sole e ombrose querce stendono confini su fieni arresi al vento dell'estate.
Inganno di nubi le pecore bianche posate sul prato.
Oltre fuga di poggi il maestrale la voce portava odorosa del mare alle narici fresche di cavalli che sciolte hanno criniere nella brezza nei cui occhi pensosi affonda il cielo. "
Questo mi disse il volto di mio padre nelle sere d'inverno al focolare che la fiamma accendeva di bagliori.
Ed un sorriso ambiguo sulle labbra mi parlò di fatiche e di canzoni bivacchi presso fumi di carbone e stelle sui crinali una chitarra senza pretese forse un po' stonata trinciato di tabacco nel taschino e un organetto più vicino al cuore per dire malinconica bellezza di un amore non uso alle parole.
In ascolto di mio padre ( Buttero o gaucho = emigrante )
Spazi aperti raccontami e del mare laggiù in Maremma l'oro delle crete le strade bianche vuote di parole su cui il cielo si appoggia e il silenzio è una voce.
Ricordami l'odore di ginestre sfuggito all'abbraccio geloso del vento.
E dimmi dei cavalli i segreti negli occhi con dentro le orecchie la voce delle onde.
Luoghi m'invento dove sei passato le zolle che hai sfiorato con la mano e sguardi indovino sull'oro del grano al riso dei papaveri... Lontano.
Raccontami la vita l'avventura. "Don't cry..."Fu dura un tempo l'Argentina. E dimmi delle pampas di chitarre e a quante lune concedesti il cuore le sere che discesero nel cerchio di genti volte a un canto intorno al fuoco sotto stelle curiose e lei la luna per un attimo dimentica di andare.
Emigranti
Onde del mare parlano. lo ascolto. Raccontano velieri e marinai di gente che emigrò negli anni trenta coi sogni già in attesa di ritomo.
Li accompagnava l'albatro e il gabbiano II canto immaginario di sirene le note commoventi di Caruso " Te voglio bene assai... " fuggite da un grammofono una radio.
Ed ogni pensilina alla stazione gli addii contò in valige di cartone che il bisogno legava con lo spago.
Un fazzoletto bianco da lontano fu l'ultima visione da fissare.
Alla memoria il fumo abbandonava tre papaveri rossi sui binari.
Loriana Capecchi abita a Quarrata (Pistoria)
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