|
Franco Casadei
Il Lacor Hospital di Gulu*
Gli ultimi del mondo non un lamento, un pianto, come agnelli i malati di Lacor i bambini muti, le braccia sfinite, come pietà all’ombra delle madri
nel fondo dell’Africa muoiono a schiere i figli delle guerre e della fame, tutto è compiuto, anche il dolore manca.
*) Nel Nord Uganda
E io di tre anni
Quella sera, dopo la fiumana, la riva sfaldata al gioco delle vostre corse ingenue, non siete tornati
e io, di tre anni, tre giorni sulle ginocchia di mia madre abbracciato al suo dolore.
Adagiati su legni di porta dalla bocca un rivolo sottile di bava, di melma
gente dai casali, dai vigneti e donne e vecchie un mormorio sommesso per l’aia chi si segnava, chi portava acqua chi lenzuoli e fiori due uomini in nero dagli sguardi lunghi
e io, tre giorni su quel grembo duro di singhiozzi in attesa di un risveglio come quando Rosalba e Bruno si fingevano, per gioco, morti
stagioni di silenzio, di respiri grandi come il vuoto troppo lungo il gioco… non aspetto più i loro scherzi i salti con la corda mia sorella che mi spettinava
quel 21 settembre piangevo per venire al fiume, avreste custodito i miei tre anni, vi avrei salvato, forse, forse avete salvato me. ------------- *In memoria di Rosalba e Bruno di 11 e 12 anni, fratelli maggiori dell’autore, annegati nel ’49 sulle colline romagnole nel torrente che attraversa il terreno di proprietà della famiglia.
Ho visto un prete piangere
E’ entrato dalla porta stretta a destra dell’altare, un cero rosso nel silenzio dell’ora, l’ultima del giorno
piegato sulla panca, davanti a un legno di sangue crocifisso, il brivido di un pianto
io, dietro la colonna… sono uscito furtivo dall’orto degli ulivi
rimane un segreto senza nome, una schiena curva sulle mani quel respiro tremante nell’ora di nessuno.
Franco Casadei è medico e vive e lavora a Cesena |