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Rodolfo Cernilogar
LE INFORMAZIONI DI VINCENT
Nei miei occhi c’è la pioggia le nuvole le nuvole quelle no prese da altri con più fascino e senso degli affari. Paul, se fossi pazzo chiederei ancora di farmi la barba due volte l’anno barattare qualche tela per un pasto caldo sentire l’odore buono della terra sulle dita e a piene mani raccogliere colori lungo campi di girasole o dentro la mia stanza tra povere cose e questa bella luce vestita di blu.
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L’astuto cercatore di metalli e pietre preziose si alza a notte fonda, accarezza l’asino sulla testa, la cavezza in mano si avvia sul sentiero sbucciando una mela. La luce ancora incerta, si reca dove altri sono già stati, in ginocchio annusa la terra sbriciolandola tra le mani e l’acqua lascia nel settaccio piccole pietre. Ritorna a casa per nuove strade. Passa la giornata in ozio sdraiato su un campo di grano, pensando alla notte e ai passi da fare l’indomani.
(Non tutte le pietre erano preziose ma altro era il dono, il giacimento che nessuno seppe trovare).
ANTICA RICETTA
Prendete dei personaggi (un uomo e una donna). Non importa l’estrazione sociale, del mercato rionale o di nobile genealogia astrale. Fate in modo che sia il caso a guidare la scelta, la mano che scivola sugli alimenti la carne la frutta le verdure le spezie. Non disperdete ai venti gli odori e che ancora si senta il sapore dell’infanzia, di giochi sulle strade e ginocchia sbucciate. Disponete tutti gli ingredienti su un tavolo e ad uno a uno, a poco a poco, lasciate che cadano nel paiolo di rame, nel metallo scurito dal tempo perché la storia si diffonda lentamente. Il fuoco divampi con la resina dei pini e la fiamma duri nel legno di quercia perché nella brace si leggano presagi. Mescolate con generosa attenzione e ogni elemento si fonda in un amalgama lieve e cremoso, un equilibrio di distanza e presenza di sapori, domestica odissea del gusto. Il vino sia scelto con cura, versato nei calici e con l’aroma si apra il cuore alla verità, all’altezza degli dei. Non dimenticate di leccare le dita prima di servire in tavola, di trasgredire il galateo delle buone ragioni, di gustare il piacere dall’inizio, in ogni cosa. Servite la pietanza in ciotole di legno scolpite dalla sapienza di un vecchio artigiano, pienezza di sensi e natura.
Distruggete il foglio della ricetta come un segreto di congiurati, che ritorni all’oralità originaria, cibo che si fa respiro e parola, di labbra in labbra, fino alla più lontana discendenza.
Rodolfo Cernilogar abita a Marina di Grosseto |