Premio Turoldo 2007

            Rosalba De Filippis

                    

  

 

Povero Gesù

 

Povero Gesù

di gentilezze clandestine

ti hanno lasciato solo

o forse sola 

che chissà donna

dentro carte azzurre

si nasconde sotto l’ala

e attende amore.

 

Ma amore non può venire

da feste e da giardini

troppi  semi isteriliti

solo aurore senza il frutto.

Date il concreto  a Giuda

a me il profumo della rosa

di verità e rugiada

è forse troppo?

 

Dolce la donna vuole

non pretende

il suo ritorno in carne

la tortora l’ affligge

si piega e vola

senza reticenze o dubbi

di trenta  denari  scalza

di goccia e di parola

l’hanno lasciata sola.

 

TU

rosa di notte aperta

forse di nessuna sera

questo  è il tuo corpo

assaggia

la tua

prima

giornata

vera.

 

 

 

Parole

 

Hanno il colore del giovane gallo

che promette battaglia alla vita

e diventano giostre di voci

lungo il filo che traccia il ritorno.

Ragazzi assorti nel gioco

(sorridono al giorno)

miliziane di grani maturi

formiche in fortezze di terra

o fieno nel fango.

Sono rondini altere

di liquido canto

mi sfrecciano dentro

in mute gazzarre

o silenzi  assordanti

recipienti le dita

seguono forma e pensieri

disegnano il corso del fiume

(la piccola orma felpata 

attraversa la strada)

e mi invadono il sogno

la palpebra vibra del lieve

passare di mille zampette

di neve.

Poi corrono al giovane gallo

e sono la sfida del mondo

il gesto d’orgoglio

che sfibra in sorriso

l’aculeo dell’inverno

nel fermaglio indeciso

del mio verso

che aggiorna si appanna

e vira in limpida canna

in gatto saccente

di parole vissute

e dal niente.

Ferite.

 

 

 

La nube e la rosa

 

Sono stanca , disse  imbronciata la rosa 

l’inverno non è ancora arrivato

stai tranquilla, rispose la nube

minaccia neve stanotte.

Questo vuol dire, riprese la rosa

che il mio stelo seccherà d’improvviso

c’è un vantaggio,le fece la nube

ti cadranno le spine

resterà solo un petalo giovane

sulle labbra del melo che pungi.

Chi  mi dice, domandava la rosa

che il melo si tenga al mio gambo?

Non lo dice nessuno, sorrise la nube

la ruga sul petto ha la neve del basta

cercherà la tua spina per sentire che è vivo

lo dice il vento nel sonno, l’inverno è in arrivo.

Mi accoccolo

svegliami  se il melo  vuole giocare

 alla spina che cade

il mio boccio mi duole

e questo inverno mi invade.

Disse la piccola  rosa  alla nube.

E sorrise.

Rosalba De Filippis, molisana, è insegnante e vive a Firenze