Premio Turoldo 2007

            Renzo Favaron

                    

  

 

Amen

 

Ho ascoltato. Era muta: la carne.

Dopo le parole, i gesti,

una sorda protesta.

Come se dalla pietra

a un tratto fosse uscita una lacrima

e adesso il nostro tempo,

il tuo e il mio, fosse fuori corso.

 

Nessuno può dirlo con certezza,

ma non finge chi non ha più vicino a lui

che il bambino e la levatrice:

una meteora ci è meno distante.

Ecco il senso della lacrima

che così netta si staglia:

dopo l’abbraccio è quasi solo

il fetore greve dei vecchi oracoli.

 

 

 

Piccola orazione

  

Forse ci incontreremo

fuori della casa e saremo

più liberi e soli,

più prossimi e remoti

di quando si disse

la prima parola.

Cynthia, resiste in noi

solo un personaggio

la cui parte

non riguarda nessuno.

Abbiamo voluto essere

liberi dall’inverno,

ma ci siamo legati a lui

più che a tutto il resto.

Ora l’estate è lontana

come se si fosse consumata

una battaglia

che non ha più per testimone

se non la luna ubriaca d’agosto.

 

Ecco, vedi come siamo

più nudi e difesi,

oramai divisi a metà della metà.

Vedi, dovremmo farci

da parte, rinunciare

e riprendere in tutt’altro modo

ciò che è stato sospeso.

Non chiedere perché,

ma so necessario,

bisogna che si faccia

a pezzi questo tempo,

la vita che vorrebbe continuare

a scorrere con la stessa

insopportabile melina.

 

E’ tutto adesso e domani

si potrebbe essere il cane

che prendiamo a calci.

Cynthia, è così

che mi aspetto il paradiso,

come fosse più famigliare

non già la lingua che parlo,

ma un futuro abbaiare.

 

 

 

Angelo necessario

  

Come se non avesse alcuna presa,

più illusione si fa

il tempo che ci sorpassa,

anche se non c’è  solo che tiepida vicinanza.

Sarebbe miseria altrimenti,

qualcosa di stridente che non ha più

a che fare con nulla,

come la traccia di sangue cancellata.

Si lascia solo che la pietra

passi da parte a parte,

malgrado nessuno sappia

cosa né chi aggiunga

uccelli pieni di splendidi canti.

E già così, quasi insospettatamente

il più moderato sta giorno per giorno

sulla corda, assente o presente,

ma là, in alto, occhi istruiti al vuoto.

 

Per quanto non esistesse, ecco,

è tutto l’altro capo,

l’andare verso una visione senza oggetto,

dove non si può dire se ciò che pare

è cima o abisso, casa propria o d’altri…

 Renzo Favaron abita a S. Bonifacio (VR)