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Renzo Favaron
Amen
Ho ascoltato. Era muta: la carne. Dopo le parole, i gesti, una sorda protesta. Come se dalla pietra a un tratto fosse uscita una lacrima e adesso il nostro tempo, il tuo e il mio, fosse fuori corso.
Nessuno può dirlo con certezza, ma non finge chi non ha più vicino a lui che il bambino e la levatrice: una meteora ci è meno distante. Ecco il senso della lacrima che così netta si staglia: dopo l’abbraccio è quasi solo il fetore greve dei vecchi oracoli.
Piccola orazione
Forse ci incontreremo fuori della casa e saremo più liberi e soli, più prossimi e remoti di quando si disse la prima parola. Cynthia, resiste in noi solo un personaggio la cui parte non riguarda nessuno. Abbiamo voluto essere liberi dall’inverno, ma ci siamo legati a lui più che a tutto il resto. Ora l’estate è lontana come se si fosse consumata una battaglia che non ha più per testimone se non la luna ubriaca d’agosto.
Ecco, vedi come siamo più nudi e difesi, oramai divisi a metà della metà. Vedi, dovremmo farci da parte, rinunciare e riprendere in tutt’altro modo ciò che è stato sospeso. Non chiedere perché, ma so necessario, bisogna che si faccia a pezzi questo tempo, la vita che vorrebbe continuare a scorrere con la stessa insopportabile melina.
E’ tutto adesso e domani si potrebbe essere il cane che prendiamo a calci. Cynthia, è così che mi aspetto il paradiso, come fosse più famigliare non già la lingua che parlo, ma un futuro abbaiare.
Angelo necessario
Come se non avesse alcuna presa, più illusione si fa il tempo che ci sorpassa, anche se non c’è solo che tiepida vicinanza. Sarebbe miseria altrimenti, qualcosa di stridente che non ha più a che fare con nulla, come la traccia di sangue cancellata. Si lascia solo che la pietra passi da parte a parte, malgrado nessuno sappia cosa né chi aggiunga uccelli pieni di splendidi canti. E già così, quasi insospettatamente il più moderato sta giorno per giorno sulla corda, assente o presente, ma là, in alto, occhi istruiti al vuoto.
Per quanto non esistesse, ecco, è tutto l’altro capo, l’andare verso una visione senza oggetto, dove non si può dire se ciò che pare è cima o abisso, casa propria o d’altri…
Renzo Favaron abita a S. Bonifacio (VR) |