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Umberto Fornasari
Non temere
Non temere. Quel giorno saranno i morti a uscire dalle coltri erbose, a sporcare la tua mano fredda con il fango dell’Inizio.
Ti diranno: “Ecco nella terra bruca il verme della memoria”.
Seguirai il passo nudo di corteccia. Seguirai il sorriso di latte accennato alle loro bocche.
Bagnerai il piede nel sudore del selciato. Avrai ancora freddo come fosse vita.
Saranno loro ad alzare la zolla a coprire il tuo corpo intirizzito del conforto dell’argilla.
Ti diranno: “Ecco il giaciglio la mamma la coperta l’amore che ti basta l’eterna attesa”.
Sarai tu a versare saliva nel fango a imprimergli in traccia la tua forma che non dimentichi il profilo che sfugge.
Sarai tu a carezzare la memoria nella marna a succhiare dolce il filo argilloso del ricordo.
Sarai tu a spillare l’odore del pane e del vino dell’aceto del dolore.
Sarai tu a dormire il sonno dimenticato nell’attesa inadempiente.
Un nuovo soffio bagnerà del tuo nome la creta immobile.
Questa poesia è tratta dal seguente volume: Umberto Fornasari, Invocazioni, Villanova di Guidonia, Aletti editore, luglio 2007.
Come una piazza
Amami del tuo amore. Arrotonda tu il passo e sciogli il grumo timoroso dell’indugio. Avvicinami dove io limito.
Comunque fermo io starò come una piazza,
muto per voci altrui, immobile per passi d’altri, e solo nell’assolato silenzio d’uno scottante mezzodì. Umido e agostano.
Questa poesia è tratta dal seguente volume: Umberto Fornasari, Invocazioni, Villanova di Guidonia, Aletti editore, luglio 2007.
Prediletto
E smarrirò lieto il passo zampettando sereno controsenso. E tu guardandomi mi sorriderai.
Divertirò il sentiero nella danza, distrarrò gli itinerari adulti tradendo le intenzioni serie. E tu guardandomi mi sorriderai.
Schizzerò a matita i baffi all’icona della verità. Anche nelle fronde selvatiche e pungenti della selva notturna non avrò paura né male a temere. E tu guardandomi mi sorriderai.
Tu lascerai le impronte conformi del noioso gregge e verrai a cercare il tuo prediletto.
Ti attendo certo.
E intanto slabbro il codice svirgolo la regola stuzzico il dovere.
Piccola birba gioco libero la fantasia disubbidiente che asciuga il tuo sbadiglio rigenera il vizio dell’aria e ti distrae dalla noia degli irreprensibili nella morale degli inappuntabili nei costumi.
Godo del tuo dono.
Gratuito il tuo amore.
Questa poesia è tratta dal seguente volume: Umberto Fornasari, Invocazioni, Villanova di Guidonia, Aletti editore, luglio 2007.
Umberto Fornasari opera nel settore del Patrimonio Artistico e vive a Piacenza |