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Maziyar Ghiabi
Se ti giri una volta soltanto
Se ti giri una volta soltanto. Angelo che non incontrasti il mio attimo, in questa panchina accatastato, col l’imbrunire del mio animo, accoglierò il tuo occhio infranto nel mio; così ci unì il caso un momento.
Così per poco non ti girasti per sempre.
Forse che quell’istante Tolse l’incontro d’un amante, mancò d’un futuro ininfluente, magari d’un incanto, o, l’assillo di chi ci giace sopra.
S’è sfaldato il memoriale del Gioco
S’è sfaldato il memoriale del Gioco, non giunge a compimento eterno, la storia passeggera degli andanti, non si trae a riva il disperso, raccoglitore di tempi, d’istanti.
S’avventa l’onda sulla sponda, la pesca di chi ricorda, affonda.
S’avverte il silenzio di una colpa, il senso estremo di chi infine manca.
Sguardi: Se guardi la riva del fiume
Se guardi la riva del fiume, il meandro che devia il corso, vedi tu la mia vita. Se guardi a quel che la corrente porta, il relitto d’una barca, la carcassa di un morto anonimo, o il fogliame che galleggia, e il tronco ardente al fulmine, e pure la barca che rema: ecco sei tu testimone, forse colui che è senza quadro, dei passanti di casa mia, delle stagioni fuggenti, dell’amico che ho dimenticato, del fianco che non ho baciato, dell’anima che non s’è arresa, e del cupo volto che indaga: sei tu traghettatore di questo occhio, del racconto che pure ascolti: vedi tu la mia vita, vedi tu la tua: (d’un paesaggio la nuvola e la cupola lontana sono l’essenza)
La traccia di chi passa Non ha soggetto. Ha l’orma di una forma.
Maziyar Ghiabi è da 13 anni in Italia e studia letterature comparate. Abita a S. Giorgio (MN) |