Premio Turoldo 2007

            Giuseppe Grangetto

                    

 

 

 

SOLIDARIETÀ

 

(STORIA IDEAL) *

 

  Coinvolto nella frana

del travaglio di vita

ero prostrato al suolo                                (TI ADERÌ A SOL) *

anelante d’ascesa.

 

  Con respiro d’affanno

mi scorticavo gli arti

nell’improba fatica                                   (E SALI ARDITO) *

dell’ardua risalita.

 

  Fasciato nei meandri

d’egoismo esclusivo,

negligevo i fantasmi                                 ( È DA SOLITARI) *

arrancanti ai miei lati.

 

  Raggiunto il primo poggio

indorato dal sole,

vidi emergere altr’ombre                          (SOLE TI DÀ RAÎ) *

disfatte … e pur raggianti.

 

   Eri tu … sono tutti

i miei fratelli in lotta

per strappare un brandello                        (È TRA SOLIDAÎ) *

di umana dignità.

 

  Procediam or compatti

con mano e voce amica,

sfamandoci col pane                                 (LIETO SI DARÀ) *       

di solidarietà.

  

 

Tutto è SOLIDARIETÀ (in anagramma)

 

  

 

NOTTE D’AGOSTO

 

 

San Lorenzo, a che il viso del cielo

rigato è di stelle cadenti

che ricoprono il mondo di un velo

arcano per tutti i viventi?

 

Riscaldava colomba il mio nido;

fu morbo ... mi cadde tra il pianto.

Nei suoi occhi leggevo un sol grido:

“Dio mio, perchè soffrir tanto?”

 

Chiesi aiuto a fraterna persona;

comprese ma sé non espose.

“Sacro m’è il tuo dolor ma, perdona,

mi bastano tutte mie cose.”

 

Dipanar vo’ il groviglio di spine

che lacera il cuore sgomento

sollevando un dolor senza fine

ond’esodo fausto invan tento.

 

Versa il cielo ancor pianto fecondo

che fanno meteore vaganti,

sublimando il dolore del mondo

vissuto da spiriti erranti.

 

  

 

LA BALLATA DEGLI ULTIMI .

 

Nell’opulenza audace dei festini

ho visto te gozzovigliar da lurco

e indulgere a sollazzi corporali

quando io, da inedia cronica provato,

sul limitar di tuo lussuoso albergo

accattonavo, sospirando invano

le briciole emergenti di tua crapula

predestinate alla canina prole

che se ne ritraeva indifferente,

satura del superfluo, al pari tuo..

 

Vagando solo, con il cuore in pena,

in mezzo a tanta benpensante gente

che compassata celebrava il rito

dei ricorrenti quotidiani affari,

gridavo mendicando l’attenzione:

sentivan tutti ma ascoltavan pochi,

parlavan tutti ma pochi dicevan

ciò che il mio spirto assetato aspettava.

Cecità e sordità miste a mutismo

ergevan l’impudente monumento

del grigior dell’umana indifferenza.

 

 Sull’angolo di cittadina strada

trepidamente ho cercato  il tuo incontro

allor che, costretto dal disco rosso,

sostavi con il carro tuo d’acciaio;

pulir volevo il lordo tuo cristallo,

volevo porgerti acciarino e spugna

contro un esiguo ma essenzial compenso

pel pane della mia sopravvivenza.

Distratto, tu guardavi oltre, nel vuoto:

soltanto un cenno manual di diniego

tingeva la tua grigia indifferenza.

 

“Beati gli ultimi”  annunziò il Maestro.

E sia. Poiché ridotto io son da sempre

a viver tra color che ultimi sono

nei vari ranghi di progenie umana,

fidente aspetto fin che venga il tempo

di passar degni alla celeste patria

ove, con l’inversion dei  mondan ruoli,

son fatti eccelsi quei che furon imi

ed infimi i potenti della terra.

Se così vuoi, Signore, così sia!

 

  

Giuseppe Grangetto è un ex insegnante di Scuola Media