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Giuseppe Grangetto
SOLIDARIETÀ
(STORIA IDEAL) *
Coinvolto nella frana del travaglio di vita ero prostrato al suolo (TI ADERÌ A SOL) * anelante d’ascesa.
Con respiro d’affanno mi scorticavo gli arti nell’improba fatica (E SALI ARDITO) * dell’ardua risalita.
Fasciato nei meandri d’egoismo esclusivo, negligevo i fantasmi ( È DA SOLITARI) * arrancanti ai miei lati.
Raggiunto il primo poggio indorato dal sole, vidi emergere altr’ombre (SOLE TI DÀ RAÎ) * disfatte … e pur raggianti.
Eri tu … sono tutti i miei fratelli in lotta per strappare un brandello (È TRA SOLIDAÎ) * di umana dignità.
Procediam or compatti con mano e voce amica, sfamandoci col pane (LIETO SI DARÀ) * di solidarietà.
* Tutto è SOLIDARIETÀ (in anagramma)
NOTTE D’AGOSTO
San Lorenzo, a che il viso del cielo rigato è di stelle cadenti che ricoprono il mondo di un velo arcano per tutti i viventi?
Riscaldava colomba il mio nido; fu morbo ... mi cadde tra il pianto. Nei suoi occhi leggevo un sol grido: “Dio mio, perchè soffrir tanto?”
Chiesi aiuto a fraterna persona; comprese ma sé non espose. “Sacro m’è il tuo dolor ma, perdona, mi bastano tutte mie cose.”
Dipanar vo’ il groviglio di spine che lacera il cuore sgomento sollevando un dolor senza fine ond’esodo fausto invan tento.
Versa il cielo ancor pianto fecondo che fanno meteore vaganti, sublimando il dolore del mondo vissuto da spiriti erranti.
LA BALLATA DEGLI ULTIMI .
Nell’opulenza audace dei festini ho visto te gozzovigliar da lurco e indulgere a sollazzi corporali quando io, da inedia cronica provato, sul limitar di tuo lussuoso albergo accattonavo, sospirando invano le briciole emergenti di tua crapula predestinate alla canina prole che se ne ritraeva indifferente, satura del superfluo, al pari tuo..
Vagando solo, con il cuore in pena, in mezzo a tanta benpensante gente che compassata celebrava il rito dei ricorrenti quotidiani affari, gridavo mendicando l’attenzione: sentivan tutti ma ascoltavan pochi, parlavan tutti ma pochi dicevan ciò che il mio spirto assetato aspettava. Cecità e sordità miste a mutismo ergevan l’impudente monumento del grigior dell’umana indifferenza.
Sull’angolo di cittadina strada trepidamente ho cercato il tuo incontro allor che, costretto dal disco rosso, sostavi con il carro tuo d’acciaio; pulir volevo il lordo tuo cristallo, volevo porgerti acciarino e spugna contro un esiguo ma essenzial compenso pel pane della mia sopravvivenza. Distratto, tu guardavi oltre, nel vuoto: soltanto un cenno manual di diniego tingeva la tua grigia indifferenza.
“Beati gli ultimi” annunziò il Maestro. E sia. Poiché ridotto io son da sempre a viver tra color che ultimi sono nei vari ranghi di progenie umana, fidente aspetto fin che venga il tempo di passar degni alla celeste patria ove, con l’inversion dei mondan ruoli, son fatti eccelsi quei che furon imi ed infimi i potenti della terra. Se così vuoi, Signore, così sia!
Giuseppe Grangetto è un ex insegnante di Scuola Media
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