Premio Turoldo 2007

            Giancarlo Interlandi

                    

  

 

NON CHIEDERTI MAI LA RAGIONE

 

Non chiederti – figlio -

mai la ragione

del solco tracciato

dal millenario aratro del tempo.

Non ci è dato sapere

Ma a un’ora improvvisa del giorno

ci sono cicale che ancora ci assalgono

ancora ci sono farfalle

che scuotono l’aria

Ci sono dolcezze nascoste

che ancora tendono agguati

C’è sempre una primavera che giace

sotto le crepe di muri ingialliti

Non tutta l’infanzia è finita

Ci sono chicchi di grano

e fasci di viole nell’anima

ci sono lacrime azzurre

che ancora brillano d’albe

Non tutti i sogni di gloria

si sono dissolti

Ci sono giorni che durano eterni

e smeraldi nascosti nel mare

e mani di padri e di madri

ch’eternamente s’intrecciano al sole

C’è sempre un vento

che porta sussulti nell’anima

Ed è d’un eterno stupore

che il cuore si colma

vivendo

Se solo volessi tu-figlio-

il mondo sarebbe perfetto.

 

 

 

I PIRATI DEI MARI DEL SUD

 

Tornano a volte

con le scimitarre sguainate

e un ghigno dipinto sul volto

quei leggendari pirati

dei mari del sud

Vengono fuori inattesi

dal fumo azzurro

d’antiche lucerne malate

dal tremebondo confine del mondo

corroso di passi

E si resta di sasso a scrutarli

Ma alzi la mano fra noi

chi quei pirati

non li ha nemmeno una volta sognati

e chi pirata

non è stato lui stesso nel cuore

per il solo gusto di vincere o perdere

almeno una volta

E dov’è allora

il limite giusto

fra il bene ed il male

fra la luce e l’ombra

che incombono ancora sul mondo

Pirati si è tutti

nel mar della vita

Chi più chi meno

ha sottratto qualcosa

dalla stiva del mondo

e ha fatto un torto

ai suoi simili

persino a volte ai fratelli

E più pirata di tutti

è stato mio nonno

che ha scritto per me un’altra storia

e m’ha raccontato una fiaba ogni notte

per cancellarmi dal cuore

un’angoscia

E alla fine

ci manca sempre un qualcosa

nel conto dei giorni

che ancora ci avanzano

Ci manca l’incanto d’un sogno

che abbiamo rubato all’infanzia.

 

 

 

ENIGMA

 

Odi il tempo che passa

odi passi leggeri d’infanzia

tonfi pesanti

come di piedi di vecchi ansimanti.

Ogni giorno che nasce

è una nuova speranza

ogni giorno che muore

è un nuovo baratro

che si spalanca

e un gallo canta

ai confini dell’ultima sera

E il dubbio rimane

Ma forse

qualcuno sa dirci chi siamo

Non tu potrai dirmi parole

mia dolce fanciulla che ho amato

non tu mia cicala d’infanzia

persa nel nulla

d’un canto eterno di fiabe

non tu mio ricordo

nutrito di pena e di rabbia

non tu madre mia

addormentata per sempre nell’ombra

Ed altro ancora germoglia

dalla curva amara degli anni

Ma forse qualcuno ritorna

da quell’ultimo passo fatale

a confidarci il segreto dell’oltre

Eppure noi siamo

e non sappiamo che amare

perché così

è fatto il cuore dell’uomo

Ma mai nessuno risponde

mai nessuno ci chiama

Un orologio solo

eternamente rimbomba nel vuoto.

 Giancarlo Interlandi, ingegnere meccanico, abita ad Acitrezza (CT)