Premio Turoldo 2007
Giuliano Lazzarotti


V I L L
A A N D R E A
(La ricerca di Dio)
E lui, pensoso, rimirava il cielo
oltre le inferriate di Villa Andrea
il vecchio pedagogo in carrozzella.
Ma questo Dio, dov'era?
Lo aveva cercato nel mondo, tra i merli
delle antichissime torri di Kairouan
rossa città che vigila il Sahara.
E attraversando il deserto lo aveva cercato
dentro ogni notte stregata e nera
quando anche i cammelli dei tuareg sognano.
Ma Dio non si mostrava: no, non c'era.
Nei postriboli di Caracas
nei morbidi incontri con ridenti sposine
e poi su verso Quito lo aveva cercato
attraversando occhiuto indicibili valli andine.
E anche nel ristorante in vetta alle Torri Gemelle
a New York
bevendo vino di California
ben prima che i loro fari fossero spenti
e fossero tomba di tremila morenti.
Ma Dio, lassù, non c'era. No, non c'era.
Il vecchio professore di scuola epicurea
si aggrappa alle inferriate di Villa Andrea.
"O Matilde - geme - Matilde che hai negli occhi le stelle
dottoressa dalla chioma ribelle
mostrami, ti prego, il tuo giovane corpo di fata
oh, tu volessi donarmi un amplesso di miele
da cui sgorga la vita!.." Farnetica il vecchio, ma sente
che presto lascerà qui un figlio
che fece in gioventù godendo di una moglie bizzarra.
Lei volle volar via insieme al vento
in un week-end verso il mare di Chiavari
lanciandosi da un viadotto dell'A-dodici.
E il figlio, il dolce suo Pietro
adesso sta crocifisso / tra le verdi colline di Rocchetta Vara
intorno a lui giovani in camice bianco / che chiamano psichiatri
a turno lo ingozzano di elleboro e di veleni
per sedare e spegnere la luce folle dei suoi occhi verdi
che urlano tutto l'orrore del mondo.
Tra le ridenti colline della Val di Vara
no, Dio non c'è. Non c'è.
Il vecchio pedagogo
ora fa mormorazioni contro Dio
e Dio una sera gli appare
col volto corroso di un lebbroso morente
incontrato a Nairobi or son vent'anni.
"Ti vedo finalmente!..
Sei Altissimo!.....Onnipotente..."
Il vecchio professore
si alza dalla carrozzella e segue il Signore.
Or solo un corpo spento
giace sul pavimento
dell'Ospizio per vecchi "Villa Andrea".
Eli Eli lamma
sabactani?....
C'ero anch'io tra i pastori di Nazareth
"Oh, un Dio - sogghignavo beffardo - sul fieno!....."
(nelle tue fresche pupille di bimbo un baleno
di terrore
al vedermi lucenti nel pugno tre chiodi).
C'ero anch'io alla Cena degli Azzimi.
Ricordo i tuoi sguardi pensosi e dolenti.
(imperlò le tue ciglia una lacrima
quando volli abbracciarti e tra i miei indumenti
tintinnarono trenta denari...).
C'ero anch'io con Longino sul Golgota
e furente gli strappai la sacrilega lancia
per cercar tra le costole un varco al tuo cuore.
Sarcasmi vomitai sulla tua croce, sibilando:
"Che gran dono prezioso è mai la vita
di cui ti devo esser grato?
Se un fantasioso emiro
volesse regalarmi un carrarmato
ciclopico in assetto
di guerra, no, non lo accetto.
Mi fu imposta la vita, questa
perla fulgida mai richiesta,
pelle che brucia corrosa
da acari pungenti;
e metastasi orrende
e abissali turbamenti
or devo gridarti sì!va bene,grazie,qui siamo tutti contenti?...".
Coi masseteri contratti
tu mi volgesti un umido sguardo
di dolce padre affranto
schiaffeggiato dal figlio prediletto. E poi spirasti.
Adesso che sto in questo letto
nella camera numero nove
e sento che. forse. nel prato
il volo del pavone è spezzato
adesso mi struggo. Non voglio al tuo dono
più rinunciare. No, non mi abbandono.
Altissimo, Onnipotente, Buon Signore
ai piedi della croce
mi getto, innalzando la voce
a implorare un difficile perdono
per la mia cieca stoltezza
la mia folle arroganza.
Ho bestemmiato; e adesso, osando una carezza,
ti chiedo genuflesso un brivido, ancora, di speranza.
Soliloquio della Buona Amica
E' un volo, un breve volo
leggero, di farfalla, ascensionale
che tu intraprendi solo.
Si stacca la zavorra di ogni male.
Adamantino tunnel dal crepuscolo
in vetta poi ti induce
dove allaga e veleggia immensa luce
e musiche dolcissime che umano
mai scrisse, né suonò geniale mano.
La gioia della Luce ora ti invade
la gloria delle note ti circonda
esplode dentro te, persona viva
fulgente e bella, poderosa e attiva..
Ecco, sei pervenuto
al Luogo per cui sei nato e vissuto..
L'oceanica polla della gioia
la tua esistenza inonda.
Non chiamarmi mai più tremenda Morte
io Buona Amica sono, apro le porte
di una estasiante sorte.
Se creder non vuoi ai preti
ascolta ciò che cantano i Poeti.
E là, pensando a questo mondo tetro
col cavolo che vuoi tornare indietro.
Compatirai le lacrime e i singhiozzi
di chi ti è caro e il tuo trapasso piange:
"Strillate sulla vita vostra, o ghiozzi
qui son felice, il pianto non mi tange.
Canti e balli per me, bandite il lutto
che se potuto aveste veder tutto
mestier non era partorir Maria!".
Amen. E così sia".
