Premio Turoldo 2007

            Alberta Maresca

                    

  

 

Mattina di dicembre

 

Mattina di dicembre; il più bel dono

svegliarsi e andare via, come una foglia

parte leggera dentro la bufera.

Su per le strade spoglie  di sentieri,

muschi gelati  e  vortici di rami ,

nel  pareggio dei campi disuguali.

 

Vento di castagni  dalla selva 

terra bagnata e fame di vigilia

e farina di terra,  ed erbe note

nel ricordo assai più 

che  voci umane.

Vuoto di monte

dove l’eco risponde.

L’arco gentile

dove un tempo si visse

povertà senza fine,

non miseria

in sfarzosi ricami.

 

E dal sorgente  alito sentire

come s’avanza irato,

e potente e collerico

e sfigurato di sangue

questo natale.

E a lungo piangerlo

- nel cavo del tronco

animale selvaggio-

 

contro il vuoto gridare

per me solo e non altri

   perché violenti me stesso

questo impietoso credo

 “Esiste l’anima”.                              

 

 

  

Io lo vorrei, questo silenzioso orto...

 

Oggi fiorisce, prossimo alla scuola,

un frutteto di peschi e d’albicocchi.

Qui sono i frutti precoci, lì tardivi,

carichi entrambi di novello sole.

Sarà forse un giorno questo terreno,

che cede all’orma, antico

di vulcanica cenere, spiantato

al pari di tanti altri, reso deforme,

mercenario , uguale

a tutto ciò che è morto.

Io lo vorrei, questo silenzioso orto,

rifugio dei passeri e dei merli,

tracciato appena di sentieri

composti in croce, solo per sentire

come la vita cresce e che rumore

fanno le foglie, e apprender la pazienza

quieta dell’ulivo centenario.

Accanto, finirebbe la scuola

la sua opera di carne,

e qui verrebbero a cercare parole

e a  recitarle

ed a narrare e a credere ...

Tanto io sento impregnato di spirito il vivente

che non m’importa se chiudano le chiese

le loro porte; si spranghi pure la cella

purché il mondo

sia tutto un tempio

un soleggiato chiostro.

 

 

 

 Il migliore dei giorni

 

Fu quello della tempesta

il migliore dei giorni

quando abbattuta la vela sulla cresta

quasi strappata e tesa

una voce sentisti che non sapevi

custodita nel petto, e un’altra amica

da lontano rispose oltre il fragore.

 

Fu il giorno  della bufera,

che da lontano vi vide

in un unico quadro

sovrapposti e accostati,

giorno  raro di incontri

nel solitario nostro

andare per mare.

 

Alberta Maresca vive a Napoli