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A DEBITA DISTANZA
Penso a quante volte appari e rimani, artigliata sui dossi del cuore affettato a dovere e sconfitto per congenito difetto.
Penso al livido che rende fieri alla perfida sincerità a quanto buono sia, il silenzio e quanto imperfetto.
Conosco la lama e il suo freddo il taglio brusco di pelle-carne-tendini e la precisione della tua voce nel rovesciare le budella.
Chiamalo pure amore, se vuoi. Non voglio pensarti. Ho paura del mio buio del solco sulla risacca e del tuo odore.
O.P.G.
Arriva. Bello, fresco, pettinato. Chiama, saluta, invita a sedere. Ascolta, sorride, alza le rughe. Prende il brogliaccio: una /due/tre confezioni pasticche tot al dì + fiala mensile milligrammi in fase crescente/calante stimolare VS sedare. Unghie mangiate, occhi roteanti partenze sprint in fuga diagonale, tacche sugli avambracci rosso pulsante a fiotti per trarre sollievo dal dolore.
Stacco l’attenzione, dispongo il cerchio congelo il sole, alzo le mani. Fermo il tempo, disperdo il senso strappo l’odio e la colpa un educato disprezzo è la mia civiltà.
Stilo la diagnosi: vezzo e vessillo in candore di veste, pungolo, elettrodo di scienza un perdono sfumato l’apparenza cruda della ferita il fruscio sonante.
Il dottore vuole catturare l’unicorno e giacché non riesce lo cancella.
INTERATTIVITÀ
«Il nuovo partito nasce dal basso, cittadinanza protagonista mille volte libera, e mille ancora un euro e una croce su casella invitante, familiare, unica. Nel pigiare il tasto rosso, liberare la gioia d’un acquisto digitale.»
Ti ho sparato, e non ti ho uccisa. Col ritorno di fiamma, sullo sterno mi s’è piantato uno spillo come dicono si usi in terapie orientali. Niente fitte ma strati di colore, denso filtri di luce a variegata frequenza oscillazioni e tonalità molto al di là del lisergico.
«… ma sono i russi a gestire l’offerta e i cinesi formiche maledette! L’India e il lavoro sottopagato, la delinquenza rumena, l’impennata del papavero afgano e l’Iraq che neanche lacrima più… per non dire poi del nero gorgogliare del dollaro…»
Non ti ho nemmeno ferita. Come da altra galassia la tenerezza dell’abbandono bianca ustione chimica a corrodere fin al midollo. Sui calori sempre più vaghi di un inverno andante moderato cerco appoggio come raccolto nel cucchiaio di un addome.
Una guardia gentile serra le manette.
Luca Mingioni, nuorese, è assistente sociale e vive a Sassari
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