Premio Turoldo 2007

            Carmelo Parisi

                    

 

 

Virtù,danno e condanna

l’onor rigenerato

 

 

Cantar della tua vita l’andamento        

non è certo desio l’aver voluto

‘che tanto ognun ,ha suo risentimento

per quel che venne poi,onor caduto

 

sebbene sempre di virtù forbito

cedesti a quella strana sensazione,

preda di lusinghe e tanto ordito,

l’agir contro ogni regola e menzione

 

d’altrui seguisti il fare disinvolto

cercando accaparrar consensi

ma nel tuo cuor non era ancora svolto

il saper far d’inganni,osanna e incensi

 

cadesti nella trappola,che ognun sovente inganna,

credendo bianco fosse il nero,pur anco con ardore,

e quanto derivò d’infamia e di condanna

non disse il vero,non punì del male,vero autore

 

lacrime e pene sono state tue comari

dolore e danno spargendo a destra e manca

del non lasciar lietezza nei tuoi cari

il corpo geme e l’anima è gia stanca

 

finchè ritorna, del tempo il suo passaggio

unica cura che bene e mal trascura,

veder vivere ancora tua fede, tuo coraggio,

ne sarà giudice Iddio, lenendo tua tortura

 

dell’uomo ,ad accettar condanna,allor supino

sapendo nel tuo cor giusta sanzione

l’aver sbagliato non vuol dir declino

desio recuperar l’onore è gia benedizione

 

e che l’onore tuo recuperato sia,

d’aver lasciato il male al tempo andato,

ne sarà prova il debellar malinconia

e regalar ogn’or sorriso a perdi fiato

2

 

e se perseverar diabolico risulta

l’errare è umano, chi non  lo sa

del bello e bene ognun felice esulta

e non si chiede certo chi nasconda verità                 

 

a te che di virtù eri guarnito

che ,sol per caso avverso,quel rio ascolto desti

al truffaldino dir nei lestofanti insito,

giunga serenità per vita, tuoi veri panni vesti

 

sarà ritorno, all’esser tuo primiero

di fede e di giustizia l’animo tuo sia pieno,

come nel tempo in cui,padre tenero e fiero

 curasti tua famiglia,forza di vita in seno

 

ritorni dunque nel tuo esser, nuovo ardire

acch’è chiunque voglia,sappia nuovamente dare

stima e rispetto per ciò ch’è  l’avvenire

e discordar  mancanze per nuovo dì, guardare

 

E in fin dei salmi ognun ricordi  sempre

il dir che vuole tanti denti in bocca

per quel che  tutti,conoscendo loro tempre,

vano sarà saper ciò che a ciascuno tocca

 

ritorna ad esser   oggi,l’uomo di ieri

sappi destar in tutti simpatia e calore

fai che gli atti tuoi ,solo di pace sian forieri

e in tuoi vicini, tuo fervor, sia solo amore.

 

 

 

Uomini e donne  acume  del creato

 

Ogni essere vivente è nel  creato

linfa attiva, umor che prende vita e si misura

col proprio agir sempre condizionato

a farsi preda altrui,o far sua preda ,altra creatura

 

lotta per vivere che sempre ha dominato

in fauna d’ogni razza e dimensione

che sol d’istinto la legge ha praticato

‘che l’erogar pietà e giustizia non fu la sua mansione

 

ma nella folta ressa di animali sulla terra

ebbero a  imporsi,d’astuzia e di virtù forniti,

l’uomo e la donna ,fin’anco con la guerra,

‘che nell’intelligenza furon d’acume insiti

 

grande fu dell’uomo  nascita a completar creato

di certo il cielo intero  rese onore  al Sempiterno

che  creatura  pose in eden, a sua immagine, beato

pria di dover ,causa il peccato,aprir porta d’averno

 

creati dall’esser Superiore a dimension diversa,

così ci dice e crede gran parte del sapere ,

a sceglier loro agir con decisione sana o avversa,

non gia d’altrui l’ordir, ma per preciso  lor volere

 

forti e coraggiosi, miti o timorosi

a ricercar ogn’ora ,di nuova cosa,l’invenzione 

han visto trasformar nei secoli l’osmosi

di quell’odor selvatico ,cui niuno a più menzione

 

di civiltà vestiti, guarniti di profumi e di presenza

lasciate grezze spoglie d’animale

a rinforbir la mente, di cultura e conoscenza

non viver terra terra,ma ben saper di vita,suo rivale

 

e quando infine , ognuno giunge la chiamata,

‘che per ciascuno l’eden ha cessato ogni suo scopo,

al pari d’animal , l’uomo, completa  sia la sua regata,

si predispone a  rendere quel corpo a chi v’è d’uopo

 

2

 

così quel gran paniere di virtù ed acume insito

che molti han ricevuto e coltivato in questo mondo

a cavalcar le cose ,abbatter d’animali all’infinito

sarà ridotto in polvere, sarà di questa terra proprio il fondo

 

allor tutto il creato ,che nascer d’uomo avea osannato

di nuovo lo vedrà con la sua donna, che pria eran signori

supini e miti compier d’infinito il suo dettato,

l’alma tornare al Creator ,che  corpo infin si deteriori

 

sarà rivalsa di natura , creata all’uomo per contorno

veder cadere, superba e superior ,quella figura

con il lasciar  potenti impronte tutt’intorno,

senza  mai più, porre comando oppur premura

 

capir potrà ogni creatura, del creato non esser l’essenziale

e se linfa vitale , agir del mondo chiamerà,

al suo chiuder di vita, sia uomo essa o  animale,

dell’esser suo, quel niente, al Creator, supina renderà.

 

 

 

L’uomo che vorremmo  

 

Ho com’è triste questo mondo tempestoso

senza quel’uom dal fare e dir sempre armonioso

che il cuore a tutti aveva aperto e poi donato

senza guardare in viso a chi lo aveva dato

senza voltar le spalle mai a nessuno

tendeva la sua mano verso ognuno

 

belle ,mediocri o dure unico nel dir le cose

tutto diceva ,non solo rose,

e se taluno rimaneva male

subito a rincuorarlo,ci sapeva fare

buono con tutti senza mai portar rancore

sapeva dare sempre tanto amore

  

il pane lui per se non tratteneva

se della fame altrui lui conosceva

e se qualcuno in vita avea sbagliato

convincerlo sapea del suo reato

e con paziente e luminoso dire

la via del ,ben agir, facea capire

  

mai si appropriò di cosa altrui

mai fece danno anche nei tempi bui

anzi del suo sovente seppe dare

e generosità e grande cuor fu sua comare

‘che meraviglia e gran sorpresa a tutti estese

quando d’ogni suo ben spogliò le sue pretese

 

nulla mai disse che potea far male ogni momento

e confessandosi trovò con pentimento

di non aver mai detto una preghiera

per ottenere perdono da chi più non c’era

se a volte avea mancato

con il richiesto aiuto non donato

 

egli qui non è più  o forse se n’è andato

certo dal  Sempiterno richiamato

‘che dirci non può più suo fato

o forse in realtà non è mai nato

noi lo vorremmo ancora ritrovare

e le sue stesse doti rievocare

 

forse vorremmo prendere il suo posto

e che in noi non restasse mai nascosto

forse vorremmo tutti il suo essere clonare

e il mondo d’uomini davvero rinnovare

forse vorremmo in realtà notare vera

di un uomo nuovo e migliore la chimera

 

vorremmo ch’egli fosse  onesto e più sincero

perché dicesse all’altro tutto e solo il vero

‘che dal nostro, in questo mondo, esser comune

 uscir  potesse   un uomo immune

da ogni azion malvagia e negativa

e desse a tutti noi,del vero ben, la prospettiva

 Carmelo Parisi è pensionato ed abita a Prato