Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Franco Casadei

                    


 

 

 

Gerusalemme

 

Città di luce dentro e fuori

le tue contrade di pietra e cielo

terra di sassi e polvere

fra il deserto e il mare

 

trasudano dolore e sangue

al Getsemani

i bracci contorti degli ulivi,

dentro le tue mura

cantano i galli ancora la mattina

 

città scissa, città una e tante,

cinghia fra l’eterno e il tempo

tre fedi per lo stesso Dio:

la moschea d’oro

il muro del pianto

ed un sepolcro vuoto

 

Dio si nasconde fra crepe e pietre.

 

 

 

Ho bisogno di negarti, mio  Dio

 

Ho bisogno di negarti

voltarti le spalle

sentirti assente

per cercarti

 

non voglio abituarmi a te

voglio aspettarti

 

Scalfisci la pietra,

la mia,

dai forma al sasso

 

lascerò spiragli.

 

 

 

Compianto sul figlio morto

                       

                        Alle madri

 

Trafitta, sono qui

sui gradini dell’altare

respiro la polvere del dolore.

 

Gli avevo tessuto la carne.

 

Miserevole, sono qui

nella spoliazione totale.

Riposerò nello scavo della terra

nel ventre del mare.

 

Come Maddalena

 - i capelli rossi del dolore -

prima di notte abbraccerò il legno

della morte.

 

Non voglio essere consolata,

sarò di marmo, statua.

 

Resto qui, fosse la vita intera.

 


Franco Casadei è medico, vive e lavora a Cesena

   

 

Commenti

Disarmante. La prima poesia mi è estranea, benché trovi che l'ultimo verso sia bellissimo. La seconda mi sorprende e mi incastra, come se la flagranza di quei pensieri fosse mia. La terza mi coinvolge tanto da farmi sentire  "di marmo, statua" senza ancora essere madre. "Gli avevo tessuto la carne.", "Non voglio essere consolata," e "Resto qui," sono parole lancinanti, splendide. I miei complimenti a Franco Casadei!  -  Sara Fontani

 

Complimenti vivissimi. Questi versi dicono molto anche a me. Antonella Montalbano

 

Densa di riferimenti biblici, questa scrittura, fino a quel tremendo "non voglio essere consolata" che allude a Genermia ripreso da Matteo quando descrive la strage degli Innocenti.  E dunque il riferimento è ben costruito, allusivo a una strage (immagino quella palestinese, dove sembrano ben collocarsi le tre poesie, ma non necessariamente)  dove le vittime sono figli e madri, dove sembra non morire solo il corpo ma anche lo spirito, anche il Trascendente ("tre fedi per un solo Dio").  Notevole.  Sergio Zani