Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Arnold de Vos

                    


 

 

 

per Thiago Rodrigues Viero                              

 

Dio mi ha dato un cruccio, una croce

 

in appendice al corpo degli altri

alla quale appende suo figlio

che dice: “Amore.” “Ma quale amore,”

sbuffano gli altri: “è sesso.”

In questa diatriba

spendo il meglio dei miei giorni

su un golgota popolato di croci

tutte in adorazione, ma non di me.

È giusta, Signore, questa tribolazione?

sarà sesso, ma è la mia religione.

Tra crocifissione e resurressi

salgo alle tue soglie, dove leggo

alle porte del nulla: Repressione e concentramento.

Manca solo la croce uncinata,

ma il tuo infinito amore

mi rispedisce ad altre sindoni

che trasudano per l’appunto il tuo bellissimo corpo.

Cado in deliquio

nell’enunciare nuove parole della croce.

 

 

 

Nell’hortus conclusus della separazione da te

 

Mi sei piaciuto ab initio.

È subentrato l’amore, la rabbia

di dover amare―te. L’amore ci spoglia

del possesso del proprio corpo.

Spossessati, spossati ci si arrende

a qualcosa che non è nostro, un incarnato

gonfiabile nei contorni che sbilancia

l’equilibrio tra corpo e anima. L’anima in fuga

ci rende come spostati

verso una carnagione altra, già abitata.

Saremo degli intrusi

se vogliamo realizzarci. L’amore causa

migrazione di anime in fuga verso altri corpi

col rischio di essere respinte. La fusione

è un’illusione. Ma che bella l’illusione

per un corpo privo di fantasia

che rientra col suo giardino interno

in fiamme, una ziqqurat di tulipani rose narcisi

dentro i propri contorni, nell’hortus conclusus

della separazione da te.

 

 

 

Il giardino persiano

 

È un paradiso in terra

il tuo simmetrico corpo

per cui la mano vaga

senza necessariamente scegliere

se tu la lasci andare

per vene d’acqua e strade bianche

in corrispondenza delle qanate sotterranee

e i pozzi d’ispezione a fior di pelle.

Che marezzarsi di colline e verzure

rosee, ondivaga prora

che animi il mar del cielo:

‘Se c’è un paradiso sulla faccia della terra,

è qui, è qui, è qui.’*

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*Iscrizione sul padiglione (zenana) nel giardino delle donne di Shalamar (‘La dimora dell’amore’) Bagh, Kashmir.

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I tre testi sono apparsi su Poiein nel corso del 2008

 


Arnold de Vos vive a Trento.

 

                    

Commenti

 

Questo autore è molto conosciuto, non solo su Poiein. La prima osservazione che mi viene da fare, è la proprietà linguistica di questo olandese-trentino, tale da dare dei punti a non pochi poeti italiani. Segno di cultura, così come è segno di grande cultura il modo che egli ha di svolgere le difficili tematiche di cui si occupa, sempre con grande sensibilità e senza mai eccedere o tanto meno scadere in luoghi comuni.  Davvero ammirevole per questa sua tenacia, diciamo, linguistica e l'elaborazione di una poetica erotica affatto nuova, degna di grande attenzione specialmente per il modo affatto diverso di scrivere su un tema così inflazionato, dove ogni verso rischia di apparire come un dejà-vu.  E poi anche un certo afflato che ci suggerisce una grande dedizione alla poesia. - Sergio Zani