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Ninnj Di Stefano Busà
Dove la luce respira
E terra la nostra che insegue la rotta delle rondini, la parola esprime la preghiera dell’erba, la voce del vento o dei ruscelli, qualche cosa si accorpa all’altre cose. Come silenzi al Vespro, altra quiete riverbera l’assente, voli d’albatri nell’azzurrità di Dio, nella preghiera che annotta, eppure riverbera luce. Qui,dove la luce respira accende altre brezze. Non c’è brace che non diventi cenere. Ogni tempo è dentro un altro e non ha varchi né approdi questa terra che non sortiscano la sorte del relativismo, o di silenzi scolpiti nel dolore. L’aria già apre a cieli di ametista, l’ombra si allunga sulle case, sui fienili e le aie dove più si flette l’eco lontana delle stelle. Tutto appare breve, probabile eppure senza storia; appendice di fatalità stemperata dal perdono divino.
Introibo
Intriso di sole l’universo visibile regala doni lasciati incustoditi dalla notte. Si va, si viene, a timbrare una preghiera che ignora la pioggia e negli occhi abbia l’evento propizio di un sorriso di madre, il pane caldo…e il male indolore intrigante e sofferto dell’erba verginale. L’apprendistato di Dio ipotizza aperture d’ali, scintille di rivelazione. Dai temi della profezia ognuno catturi la pienezza del suo cielo, capti la dimensione soprannaturale dell’introibo, il fuoco di essere creatura ancestrale e lo riveli all’origine del Segno.
E il cielo è lì
Allora prende corpo l’avventura, si rifugia fra le pieghe del labbro o nel battito d’ombre che torna a ridisegnare il tuo spazio, i contorni che hanno segni interrotti, la parola chiusa nel suo brivido e lo sguardo perso al mondo. Orme di passi ti abbandonano, bicchieri mezzi colmi da riempire per i tempi imperfetti, quando cade fitta la pioggia e dilava il respiro delle azalee fiorite al davanzale. Sa di malva l’erba bagnata, ha il colore brillante che insegue i suoi aromi di terra e asfalti. E il cielo è lì, come un passero trafitto, aperto alle distese azzurre, a regalarci connotati astratti di un transito fluido, ignaro di quelle sere arrossate dall’occaso, che hanno l’indicibile attimo di ravvedimento e l’arrendevole brevità del dono di Dio.
Ninnj Di Stefano Busà è giornalista e vive a Segrate (MI)
Il tempo, la materia di cui siamo fatti, per essere attraversata, compresa , ha bisogno del canto sottile della poesia : nel sole, nella pioggia , nella polvere c’è Luce alla fine della strada. Monologo affusolato, avvolgente, della mente che contempla ed innocentemente ama, parole d’alba in un pendio ormai disseccato. Piccolo dono di Luce d’un pittore d’anime erranti. - Ada Incudine
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