Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Ninnj Di Stefano Busà

                    


 

 

 

Dove la luce respira

 

E terra la nostra che insegue

la rotta delle rondini,

la parola esprime la preghiera dell’erba,

la voce del vento o dei ruscelli,

qualche cosa si accorpa all’altre cose.

Come silenzi al Vespro, altra quiete

riverbera l’assente, voli d’albatri

nell’azzurrità di Dio, nella preghiera                         

che annotta, eppure riverbera luce.

Qui,dove la luce respira accende altre brezze.

Non c’è brace che non diventi cenere.

Ogni tempo è dentro un altro

e non ha varchi né approdi questa terra

che non sortiscano la sorte del relativismo,

o di silenzi scolpiti nel dolore.

L’aria già apre a cieli di ametista,

l’ombra si allunga sulle case,

sui fienili e le aie dove più si flette

l’eco lontana delle stelle.

Tutto appare breve, probabile

eppure senza storia; appendice

di fatalità stemperata dal perdono divino.

 

 

 

Introibo

 

Intriso di sole l’universo visibile

regala doni lasciati incustoditi dalla notte.

Si va, si viene, a timbrare una preghiera

che ignora la pioggia e negli occhi abbia

l’evento propizio di un sorriso di madre,

il pane caldo…e il male indolore

intrigante e sofferto dell’erba verginale.

L’apprendistato di Dio ipotizza

aperture d’ali, scintille di rivelazione.

Dai temi della profezia ognuno catturi

la pienezza del suo cielo,

capti la dimensione soprannaturale

dell’introibo, il fuoco di essere creatura

ancestrale e lo riveli all’origine del Segno.

 

 

 

E il cielo è lì

 

Allora prende corpo l’avventura,

si rifugia fra le pieghe del labbro

o nel battito d’ombre che torna

a ridisegnare il tuo spazio, i contorni

che hanno segni interrotti,

la parola chiusa nel suo brivido

e lo sguardo perso al mondo.

Orme di passi ti abbandonano,

bicchieri mezzi colmi da riempire

per i tempi imperfetti, quando cade fitta

la pioggia e dilava il respiro

delle azalee fiorite al davanzale.

Sa di malva l’erba bagnata,

ha il colore brillante che insegue

i suoi aromi di terra e asfalti.

E il cielo è lì, come un passero trafitto,

aperto alle distese azzurre,

a regalarci connotati astratti

di un transito fluido, ignaro

di quelle sere arrossate dall’occaso,

che hanno l’indicibile attimo di ravvedimento

e l’arrendevole brevità del dono di Dio.

 


Ninnj Di Stefano Busà è giornalista e vive a Segrate (MI)

     

Commenti

 

Il tempo, la materia di cui siamo fatti, per essere attraversata, compresa , ha bisogno del canto sottile della poesia : nel sole, nella pioggia , nella polvere c’è Luce alla fine della strada.  Monologo affusolato, avvolgente, della mente che contempla ed innocentemente ama, parole d’alba in un pendio ormai disseccato. Piccolo dono di Luce d’un pittore d’anime erranti.  - Ada  Incudine