Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

           Andrea Ingemi

                    


 

 

 

Con la musica

nelle impalpabili ali

di mielate note,

appassionate,

trascinanti,

fluisce la sinfonia,

la poesia.

 

Concerto d’ anime,

teneri abbracci,

teneri sguardi,

armonie

di sinuosi corpi,

 

è un incontro,

un intreccio,

un carezzevole scambio

di vita,

di note.

 

Noi strumenti diversi

bramiamo l’accordo,

la sintonia,

 

solo allora

è melodia.

 

 

 

Ode a mio figlio

 

Figlio mio adorato

troppo bene

ti voglio,

sei albore

nei miei occhi,

senso esistenziale, nutrimento,

soffio vitale.

 

Figlio mio adorato d

al mio essere

la provenienza,

dal pensiero

la continuazione,

l’impronta.

 

Figlio mio adorato

oramai

non è più,

il mio tempo è passato,

il tuo

sarebbe sprecato.

 

Penoso il cammino

se vincolato

all’altrui destino,

 

per questo

figlio mio adorato,

forse è meglio

che tu

non sia mai nato.

 

 

 ***

 

Apparenza essenziale

di vita abituale,

l’allegoria colma,

 

il tempo

spento

nello scivolare dell’esistenza,

l’attimo fuggevole

inibisce,

nella mente

scolpisce.

 

NeIl’immobilità

il futuro scaturisce,

nell’illusorio

l’albore restituisce.


Andrea Ingemi vive a Messina

            

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