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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione Andrea Ingemi
Con la musica nelle impalpabili ali di mielate note, appassionate, trascinanti, fluisce la sinfonia, la poesia.
Concerto d’ anime, teneri abbracci, teneri sguardi, armonie di sinuosi corpi,
è un incontro, un intreccio, un carezzevole scambio di vita, di note.
Noi strumenti diversi bramiamo l’accordo, la sintonia,
solo allora è melodia.
Ode a mio figlio
Figlio mio adorato troppo bene ti voglio, sei albore nei miei occhi, senso esistenziale, nutrimento, soffio vitale.
Figlio mio adorato d al mio essere la provenienza, dal pensiero la continuazione, l’impronta.
Figlio mio adorato oramai non è più, il mio tempo è passato, il tuo sarebbe sprecato.
Penoso il cammino se vincolato all’altrui destino,
per questo figlio mio adorato, forse è meglio che tu non sia mai nato.
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Apparenza essenziale di vita abituale, l’allegoria colma,
il tempo spento nello scivolare dell’esistenza, l’attimo fuggevole inibisce, nella mente scolpisce.
NeIl’immobilità il futuro scaturisce, nell’illusorio l’albore restituisce. Andrea Ingemi vive a Messina
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