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Vincenzo Lisciani Petrini
EPIGRAMMA I
Cielo di cenere, carta sparsa, rovine. All’occhio di chi osserva s’abbatte un delirio di sogni, gode la mente stolta. Beviamo, mangiamo. Bevi con me, dividi il mio pasto. Il sole scende, la notte ci occulta, ci inghiotte il buio.
EPIGRAMMA II
Il cielo è grigio. Il mare senza terra tuona sulla scogliera urlando la sua insaziabile collera: subito giunge inattesa la paura per le deboli cose care. La tristezza dei destini mi ha già piegato stomaco e ginocchia: il fragore si frange negli oscuri silenzi del cuore. [...] Che cos’è ciò che mi renderà esultante? Cosa sarà il mio giubilo?
EPIGRAMMA III
Questa lunga strada mi fate percorrere: ho i piedi feriti e doloranti, sento fame... Ogni passo è seguito da un passo e niente finirà finché sarò qui. Resterò. In tutta questa morte l’ala bianca del sogno monca mi sorregge tra la fame e il dolore. Ma ciò che vi chiedo è dove mi stiate portando.
Vincenzo Lisciani Petrini, 24 anni, è diplomato in pianoforte e laureato in lettere. Vive a Teramo
Commenti
Vincenzo Lisciani Petrini ci dona qui tre epigrammi
di una matura poetica. Il racconto di un percorso duro e doloroso
per arrivare a trovare se stesso. L'autore ci porta in alto
attraverso cieli tersi e mari inquieti, proprio come la sua anima
intenta a lottare per avere la meglio sulla realtà che lo circonda.
Ogni epigramma ha una vita a sè, ed allo stesso tempo è mirabilmente
parte dell'altro. Meriterrebbe molta attenzione questo giovane
poeta... Simone Petrella
Condivido
pienamente l'intervento di Simone. Un percorso doloroso e commovente quando
più profondo e vero. zGrazie per quei due ultimi versi dell'ultimo epigramma!!
- Giuseppe Silverii
Mi trovo d'accordo con i giudizi precedenti, anche tenendo conto
dell'età del partecipante. E' evidente la sua ricerca
linguistica e il rigore stilistico ed è evidente anche la sua
concezione della poesia come ansia di comunicazione e non soltanto
come gioco di equilibri, gusto, lingua. Cioè, uno che pensa da
intellettuale e si esprime da poeta, mettendo se stesso, il suo modo
di sentire nelle parole. Sergio Zani
Le liriche di questo giovane autore mi ricordano la purezza
espressiva dei poeti greci, in particolare Archiloco e Alceo. Quello
che colpisce è la forza di ogni singolo verso, di ogni singola
parola. Rifacendomi un po' a quello che ha scritto Sergio, la
concezione della poesia del partecipante non è tanto intesa come
ricerca di equilibri o giochi di lingua, bensì come desiderio
impellente di comunicare, di esprimere ciò che il suo animo inquieto
sente. Tuttavia, il disagio e il dolore vengono combattuti con
passione e coraggio. Credo risieda proprio in questo la notevole
forza che esprime sopratutto l'ultimo epigramma. - Paolo Donati
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