Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Vincenzo Lisciani Petrini

                    


 

 

 

EPIGRAMMA I

  

Cielo di cenere, carta sparsa,

rovine. All’occhio di chi osserva

s’abbatte un delirio di sogni,

gode la mente stolta.

Beviamo, mangiamo.

Bevi con me, dividi il mio pasto.

Il sole scende, la notte ci occulta,

ci inghiotte il buio.

 

  

 

EPIGRAMMA II

 

Il cielo è grigio. Il mare senza terra

tuona sulla scogliera urlando

la sua insaziabile collera: subito giunge

inattesa la paura per le deboli cose care.

La tristezza dei destini mi ha già piegato

stomaco e ginocchia: il fragore si frange

negli oscuri silenzi del cuore.

[...]

Che cos’è ciò che mi renderà esultante?

Cosa sarà il mio giubilo?

 

 

 

EPIGRAMMA III

 

Questa lunga strada mi fate percorrere:

ho i piedi feriti e doloranti, sento fame...

Ogni passo è seguito da un passo e

niente finirà finché sarò qui.

Resterò. In tutta questa morte

l’ala bianca del sogno monca mi

sorregge tra la fame e il dolore.

Ma ciò che vi chiedo

è dove mi stiate portando.

 


Vincenzo Lisciani Petrini, 24 anni, è diplomato in pianoforte e laureato in lettere.  Vive a Teramo

 

Commenti

Vincenzo Lisciani Petrini ci dona qui tre epigrammi di una matura poetica. Il racconto di un percorso duro e doloroso per arrivare a trovare se stesso.  L'autore ci porta in alto attraverso cieli tersi e mari inquieti, proprio come la sua anima intenta a lottare per avere la meglio sulla realtà che lo circonda. Ogni epigramma ha una vita a sè, ed allo stesso tempo è mirabilmente parte dell'altro. Meriterrebbe molta attenzione questo giovane poeta...  Simone Petrella  

 

  Condivido pienamente l'intervento di Simone. Un percorso doloroso e commovente quando più profondo e vero. zGrazie per quei due ultimi versi dell'ultimo epigramma!!  - Giuseppe Silverii

 

Mi trovo d'accordo con i giudizi precedenti, anche tenendo conto dell'età del partecipante.  E' evidente la sua ricerca linguistica e il rigore stilistico ed è evidente anche la sua concezione della poesia come ansia di comunicazione e non soltanto come gioco di equilibri, gusto, lingua.  Cioè, uno che pensa da intellettuale e si esprime da poeta, mettendo se stesso, il suo modo di sentire nelle parole.  Sergio Zani

 

Le liriche di questo giovane autore mi ricordano la purezza espressiva dei poeti greci, in particolare Archiloco e Alceo. Quello che colpisce è la forza di ogni singolo verso, di ogni singola parola. Rifacendomi un po' a quello che ha scritto Sergio, la concezione della poesia del partecipante non è tanto intesa come ricerca di equilibri o giochi di lingua, bensì come desiderio impellente di comunicare, di esprimere ciò che il suo animo inquieto sente. Tuttavia, il disagio e il dolore vengono combattuti con passione e coraggio. Credo risieda proprio in questo la notevole forza che esprime sopratutto l'ultimo epigramma. - Paolo Donati