Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Gianpaolo Anderlini

                    


 

 

 

I. Per te il silenzio è lode

  

Per te il silenzio è lode, o Dio, in cielo,

per te il silenzio è lode in terra, Dio

della Parola detta nelle orecchie

vuote d’uomini resi vuoti dalla

indifferenza pingue della nera

terra d’Egitto. Dal monte parlasti

ed essi accolsero ogni tuo comando

per eseguirlo ed ascoltarlo, ovunque

li portasse l’amore della tua

parola, l’unico loro possesso.

 

Parla con noi che conosciamo il peso

ed il dolore che le tue parole

hanno donato al mondo: sangue, morte,

persecuzione, fede imposta dalla

violenta mano del potere, terra

popolata di santi che si fanno

spietati portatori di una croce

che divide, mortifica, separa

l’uomo dall’uomo, la terra da Dio.

 

Per te il silenzio è lode, o Dio, in cielo,

in terra e in ogni luogo. Tu, l’Assente,

l’Onnipotente muto, che conosce

la delusione del rifiuto, ascolta

il pallido silenzio delle nostre

vite, che scorrono senza te, senza

il bacio delle tue parole dette

per uomini lontani, non per noi.

 

Ascolta il nulla delle nostre voci,

che, anche senza te, parlano di te,

nell’attesa di te che viene a noi

nel silenzio leggero dell’amore.

 

L’urlo del mondo copre la speranza.

 

 

 

II. Dal profondo

  

Se tu fossi Signore onnipotente,

guariresti la carne del mio corpo,

strapperesti le mie sofferenze

inutili perché non danno pace

al cuore ed alle membra. Se tu fossi

Signore che conosce tutto e tutto,

non mi abbandoneresti nella polvere

a bestemmiare il tuo nome santo,

urlato dall’inferno del dolore,

dall’abisso piagato del mio corpo.

 

Se tu fossi capace di soffrire,

inchiodato sul trono della gloria,

tenderesti dal cielo la tu mano

per incontrare il grido che a te sale,

non ascoltato in terra, consegnato

al vento che lo porti alla presenza

del tuo volto in alto; a te, Signore,

consolatore che non mi consola,

liberatore che non mi libera,

redentore che tarda e non redime.

 

Se veramente sei Signore dalla

mano potente, schiaccia la mia vita,

cancella il mio nome dalla terra,

consolami, liberami, redimi

dal giogo che mi toglie dignità

e mi fa schiavo della solitudine.

Se veramente sei Signore, fallo!

 

Dio piange perché non ha più lacrime.

 

 

 

III. Preghiera della sera

 

Il sole rosso sotto l’orizzonte

celebra il tempo del ringraziamento,

nel silenzio del cuore. Il giorno tende

alla sera le mani stanche e il vuoto

della notte proclama la paura

che il demone del male sopravviva

alla preghiera e al sonno. Resta al mi

fianco, Signore, a contemplare il buio

dei pensieri racchiusi nelle note

pulsanti delle stelle, oltre le nubi.

 

Rimani a consolare, nel silenzio

della vita che pulsa in lontananza,

l’insonne attesa della bianca luce

dell’alba, che riporta la speranza

che il bene possa vincere di nuovo.

 

Siamo soli, Signore, nella notte,

Tu ed io, compagni nella tenda

del creato. Se parli, non t’ascolto;

mi sovrasta il rumore dei pensieri

che si rincorrono sulla parete

spoglia del mio mondo, che non ha

posto per te. Signore, non lasciare

che vada alla deriva; bussa ancora

alla porta del mio cuore ed entra

con la dolcezza della tua presenza,

che non invade ma pervade; scardina

le mie certezze; rendimi capace

di fare spazio alla luce che viene

oltre la solitudine del giogo

della notte. Signore, fammi dono

del tiepido riposo nella culla

del sonno che ristora dolcemente.

 

Nel sonno tenderò la mano verso

il soffio penetrante delle tue

narici e sognerò la redenzione.

 

L’alba di un nuovo giorno s’avvicina.


Gianpaolo Anderlini è docente in un liceo ed ebraista. Vive a Fiorano Modenese