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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Fabio
Barbon

A Dio
Dammi l’acqua e il fango
delle mani pietose,
l’affanno della sofferenza
sulla china del giorno,
sollevami dal letto del fiume
dove dormono i pensieri
mentre scavo il cielo
con il rantolo dell’animale ferito.
Allunga il tuo sguardo
su questo riflesso d’uomo,
in questa stagione luciferina
che matura more spinose
e mi ritrae nel silenzio
a lucidare frenetiche parole.
Non lasciarmi inerte
su questa frontiera d’occhi
dove contrabbando candele
lungo respiri d’ombre.
Illuminami dei segreti del tempo
che mi vestono d’inquietudine
quando nudo ed esausto
invoco il tuo nome.
Co-scienza
Rivolgo la parola all’altro
e parlo a me stesso,
l’identità allo specchio
è un Cristo riflesso.
Ci perdiamo e ritroviamo
fra ombra e luce,
moriamo e nasciamo
ad ogni croce.
Camminiamo sull’acqua
e la nostra orma è l’onda,
sul mare capovolto
siamo verità profonda.
Scioglimento
Tutto si scioglie,
ritorna al mare,
il sale alla terra,
l’uomo al cielo.
Consumiamo respiri
respirando luce,
mescoliamo sogni
confondendo bisogni.
Siamo fiumi d’aspettative
che scorrono su letti di desideri,
nelle anse del tempo indugiamo
al mare della memoria finiamo.
Siamo migratori solubili
d’insolute architetture cerebrali,
risolviamo problemi astrusi
dissolvendoci nella semplicità.
Fabio
Barbon insegna in un liceo di Treviso
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