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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Carla Diana Bariffi

Privarmi del tuo nome
- esiliare -
dal pane le mani
la sera si inarca
trafitta dal raggio spaccato
la sera che muore
- l'amore del padre -
(mai nato padre)
Le mie ginocchia arrese.
Auratus
La
vedi soda e
aperta, le lucide squame composte
mentre piano la pulisci
incidendo con la lama lungo il ventre
- l’occhio immobile ti guarda -
la sua bocca quasi implora
nel gonfio rilievo un respiro.
Le tue mani dentro
indugiano.
Imbastire
lungo i fili della vite i tuoi pensieri
nei tratteggi dove sostano le dita
- fare piano –
quasi fosse un alfabeto.
Carla Bariffi vive a
Bellano (Co)
Commenti
Un po' misteriosa la prima, che evidentemente contiene
riferimenti a un vissuto molto personale. Uno strano minimalismo
ermetico nelle altre due, la seconda una bella "natura morta" e la terza
un flash di notevole concisione ed eleganza (il contadino che lega le viti
a fine inverno, prima che inizi il ciclo della vita). Poesie forse senza
grandi pretese di contenuti e tendenzialmente minimali, ma le trovo
eleganti e ben fatte. Si vede che l'autrice lima molto bene il verso
e cerca la purezza espressiva. Sergio Zani |