Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Mario Berto

                    


 

 

 Uomo
 

Stupore e meraviglia ti prende
per giorni di luce e d’azzurro,
aurore ed infiniti orizzonti
per notti trapunte di stelle,
spalmate di luna.
Pensiero anelante il divino
affiorante in mente prostrata
da carne ebbra di vita.
Per prati selvaggi,
tra alberi spogli t’inoltri,
tra querce che giacciono morte,
consunte dal tempo,
e intrichi di rovi e di sterpi.
Per lande deserte
stanco cammini
pellegrino del cosmo,
implorante il cielo, il sole,
l’azzurro, la luna e le stelle.
Legno corroso e carne disfatta
confusi alla terra.
Impasto di fango e di sali
disciolti nell’acqua.
Uomo: polvere dal vento dispersa.

  

 

IL SENTIERO DELLA VITA

 

Ho visto limpido il mio cielo,

il sole ardente e luminoso,

sconfinato il mare burrascoso

e sbocciar fiori sullo stelo.

    Ho visto il sorriso di un bambino,

    rapito e preso dal suo gioco,

    nel pianto, scoprire a poco a poco

    della vita il senso ed il cammino.

La fatica ho visto di mio padre,

lacrime sul volto di mia madre,

l’amore che donna sa donare

e la vita in grembo fa sbocciare.

     Ho visto giovani baldi e belli,

     l’emozioni e dell’amor gli orpelli,

     cuori d’uomini maturi e forti

     lasciar famiglia per altri porti.

Ho visto vecchi ricurvi e stanchi,

trascinar nei giorni e negli anni

corpi sfatti, rughe e tanti affanni,

pregar per la vita che non manchi.

     Ho visto, in nome del progresso

     mani grondar sangue del fratello,

     gente morir per soccorso omesso

     e condanne a morte senz’appello.

Ho visto una lacrima dal viso

schiva scivolare per pudore,

persone nascondere il dolore

e donar la vita col sorriso.

     Ho visto, in notti tenebrose,

     mille stelle in cielo luminose

     guardar la terra e le sue cose

     e croci bianche brillar radiose.

Ho visto bei sogni e desideri,

passioni forti e sentimenti veri,

la speranza mutarsi in delusione,

gente che loda e sua finzione.

     Ho visto il sentiero della vita,

     stretto, e che l’anima smarrita

     abbandona, poi ricerca e trova

     nei momenti duri della prova.

Ho visto anima serena e pura

gioir della vita e dei suoi giorni

seguir la morte senza paura

pregando Dio chè l’amor ritorni.

  

 

“Credo” e “Fede”

 

Fredde, algide parole

s’affacciano alla mente

sature di mistero e dogma,

di impenetrabili verità

dove ogni pensiero affoga:

incomprensibile “Credo”,

privo d’emozione,

affollato d’inverosimili

metafisiche strutture.

 

Prende voce nel silenzio

del mio cercare inquieto

invece, la mia “Fede”,

e mi pervade intensa, 

mi brucia dentro.

Permea d’Assoluto

e di Divina Essenza

quest’anima mai paga

d’Immenso e d’Infinito.

 

Tu che parli al cuore,

in sconosciuta e soave pace

acquieta il desiderio mio!

E quando smarrito,

nel mio pensar ti cerco,

porgimi conforto

“Fede” nel mio Dio!

…Ora e sempre,

guida il destino mio!

  


 Mario Berto è un funzionario in pensione e abita a Conselve (PD)

 

Commenti

 

Delle tre preferisco la prima, in cui penso ci sia vera poesia, anche se in certi punti l'autore si dilunga.

Le altre due, secondo me, sono esercitazioni. Antonella Montalbano