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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione Fiorenza Bettini
Angeli inutili
Figure ignote chiare più dell’oro del cielo chiaro, più lucenti, figure nella luce, luce su luce, mentre l’altro ti narra con abbandono e terrore e tremore o più spesso con rabbia, con risentimento, la fiaba dell’incompresa, sprecata, desolata sua vita, si levano ad ogni tappa, ogni svolta del dire, anche ad ogni più cupa stazione, su in alto con ali si perdono, vertiginose ascendenti spirali, ti trascinano, ti persuadono, tornano, ardenti sapienti splendori, a mostrarti ancora, di ciò che è stato, l’ignota destinazione, a indicare che tutto, in quella sua storia, è intessuto di bene, che tutto volge al bene, era bene, finirà nel bene. Ma tu, taci: l’altro, che piange raccontando, non è loro che vede, se qualcosa vede, preso dall’incanto della sua mille e una volta ripetuta sofferta narrazione mutilata del lieto fine. Angeli inutili, presenti inutilmente per lui. A niente servirebbe dirgli “guarda!” se non a confermargli che nessuno l’ascolta, mai, che nessuno…Tu, allora, chini la testa, riponi gli appunti tracciati faticosamente o febbrilmente, richiudi il quaderno, e taci.
Guardali, usciti
Guardali, usciti uno ad uno così dalle tenebre:
di stirpe eletta di sacerdozio regale di gente santa il sigillo
considera, incancellabile: croce, spina, spada che li separa uno ad uno.
Te invoco
Te invoco, Inaccessibile che infinitamente discendi e rimani l’Inaccessibile, Te invoco da qui: non spezzarmi non lacerarmi soltanto, componi in uno lo strazio, fanne lo spazio umano, la piccola barca sicura nel mare, guidata dalle tue stelle.
Fiorenza Bettini e psicologa psicoterapeuta e vive a Firenze
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