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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Roberto
Borghetti

SE PER CASO LUNGO UN SENTIERO
Se hai finito gli atti di tortura quotidiana
e non hai da destinare all’essiccatoio
i tuoi organi più riposti per poi in carestia
poterli assaporare col gusto sapido dell’inquietudine
raggiungimi per caso lungo un sentiero qualunque
in silenzio con la tua Atala nera, i sandali francescani,
un finto sorriso sulle labbra fini
e due bottoni di palma dell’Ecuador
plasmati, come un tempo, col tornio a pedale:
raffinatezza da cucirmi addosso
per queste mie vesti così trasandate.
Finalmente cammineremo in luoghi
di cui non si narra, vette e sprofondi
dove resteremo abbarbicati nell’invisibile,
sconfinare nel vuoto che ci satura dentro
all’occorrenza piangere per partenze e ritorni obbligati.
Tendere le ali in alto senza capogiri
non ci sarà dato afferrare l’agonia che resta muta,
l’equilibrio sul baratro è dote naturale ad ogni volatile
mentre attorno sono i smisurati intervalli
spiragli e frammenti, e noi nel mezzo
minuscole ed insane particelle
quando basta un rauco bisbiglio
per sentirsi raggelare entro il sottobosco.
Dimmi, ora
se ancora andresti col bastone
a stanare la rugiada lungo i fossati dell’oltrepò
in cerca dei racimoli di quel muschio
su cui intorpidirsi durante le feste a venire.
E, ripetimi piano: ti illudi ancora d’addomesticare la volpe
o hai svenduto il pollaio al vicinato?
So io allora dove stivi il dolore.
Non in fondo ai granai fin troppo saccheggiati
ma nel flusso dei filamenti che conducono linfa
dalle vie sotterranee al fogliame più alto.
E’ stagione di preghiera,
la semenza l’hai già posata in precisi filari
che non vanno mai a morire, la più remota
sfiora l’orizzonte verso cui
s’affoga il mare nella madre terra.
Non cessare la veglia
tra vent’anni t’accompagnerò nuovamente a raccoglierne i frutti.
DI INUTILI GEOMETRIE
Ci stupiamo delle misure
della calma piatta che prelude al boato
delle traversate oceaniche
seguendo linee migratorie,
dello scacco matto mosso da Fisher oltre cortina
ed anche della pazienza del ragno
nel tessere le deformazioni del cerchio.
Confidiamo spesso nella geometria
si cerca l’equilibrio nel baricentro d’ogni cosa
nella crudeltà della forma.
Dove le rette si prolungano
verso la terza dimensione
inventano piani, angoli diedri,
assegnano volumi sottovuoto
ai singoli sentimenti
nella distrazione delle orbite.
Base per altezza, solido a punta o tronco-conico,
in ogni caso si avanza su piani inclinati
pesi diversi, a seconda delle pendenze.
Poco importa se lungo i perimetri del grano
ancora indugiano le solite fisse dei pittori
e se tra le ciglia della sera
la luna non è una sfera perfetta:
la guardiamo per dimenticare gli assilli
subito, la sua parte più oscura
ci svela la vera sapienza dei crateri.
MIRAGGI
Sai del balzo della tigre
nella giungla invano atteso
con il colpo in canna e del destino
abbandonato inerme sulle rotaie ferme
di fumi e sponde. Sono le ramificazioni
dell’aria che stai adeguando al mio respiro;
i nostri giorni fatti a briciole
per non smarrire almeno un senso
lungo gli eterni rettifili.
Verranno dal cielo, forse su dirigibili
sfuggiti ai cavi, o smagriti fringuelli
a divorarne le tracce a terra.
Ed io che non mi accorgo ancora
delle tue spoglie confuse accanto a me
disfattesi nel mentre d’un sonno inaspettato.
E’ così che ci si schianta in curva,
poi è il sogno lasciato a metà a perire,
orme e voce sperse in limbi senza nome.
Dispensami da ogni vincolo ambientale
con l'asfalto negli occhi contemplerò
neve ascensionale scoprire
pian piano degli astri l’infinita pazienza.
Roberto Borghetti vive ad Ancona
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