Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Salvatore Cangiani

                    


 

 

 

MI  RICONOSCERAI

 

Mi riconoscerai

dalla melma dei sandali,dal sangue

rappreso sulle mani nello sforzo

di cementare i giorni con le mie

lacrime d’uomo.

 

Sarò la ragnatela di ferite

che hanno tessuto i rovi della terra,

avrò sul cuore i segni

della gabbia dell’odio

e porterò impigliate alla mia carne

le schegge d’una croce.

 

Mi riconoscerai

dalle segrete stimmate che imprimi

a chi insegue l’eterno,

dall’urlo che riassume la mia vita

immolata al delirio.

 

Allora anch’io

Ti riconoscerò dal dilatarsi

del cielo in me,quando sarà svanita

l’angoscia dei confini

e sulla mia vicenda

inciderai col fuoco il tuo sigillo.

 

  

 

        Nella speranza estrema
 

Se da un vortice opaco di galassie
così poco traluce
del fulgore che appena sospettammo
oltre l’intercapedine celeste

se le parole
sono l’alito nostro condensato
 sui vetri della notte
dove sbiadisce il passo della luna
ai confini perduti dello spazio

e se del fuoco
tremendo che in noi brucia
non filtra più del pallido riflesso
d’un’alba tra gli ulivi
 
se dal groviglio amaro di radici
che ci nutre di sé germina il pane
quotidiano del pianto
e noi non siamo
che un battito murato in un recinto
nebbioso di stagioni
 
se la giustizia
è un corpo insanguinato
e anche l’amore è una condanna a morte
ditemi almeno che non è superfluo
il dolore che interroga l’eterno
nella speranza estrema che non sia
un mistero a se stesso
anche il mistero.
 
 

 

L’  ALTRA  PARTE  DEL  CUORE

 

Se appena
Tu avessi gridato il mio nome
solo un poco più forte
perché ti seguissi alla danza
e se quando pur mi hai portato
sulle tue invisibili braccia
io avessi potuto sentire
la mia solitudine
disfarsi al tepore di un prato
avrei abbandonato il mio capo
alla rupe possente
che offristi al tuo giovane amico
dell’ultima cena
avrei ad occhi chiusi
baciato la sabbia incavata
dall’orma tua nuda.
Ma non eri che freddo e silenzio
e vertigine e vuoto
e fu allora
che iniziò la mia storia
d’inseguimenti e di fughe.
Ora il viaggio finisce. Ritorno
da tutti i sentieri
su cui mi avventai nella fuga
urlando la mia
disperata innocenza.
Ed ho piedi graffiati
da tutti i rovi del mondo
e mani che stringono
consunti piaceri e delizie
soltanto intraviste.
Ma che Tu m’abbia un giorno
oscuramente raggiunto
su traguardi di nebbie al di là
di questi orizzonti marini
lo grida l’assenza dolente
che è in me, piaga d’ombra
che non si rimargina
sull’altra parte del cuore.
 


Salvatore Cangiani è stato per trent'anni insegnante di lettere a Sorrento