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Agostino Cornali
Polis
i cantieri estivi sono ferite aperte nella carne calda di una città deserta che senza vergogna le mostra ai turisti e ai pochi che sono rimasti slavi, rumeni, sudamericani
ma quest’anno è quasi ottobre e non li hanno ancora tolti si procederà, dicono, per vie legali e in centro ognuno a passo d’uomo per sentirci finalmente tutti uguali
davanti alle voragini scavate nell’asfalto
Parusia E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo Mc 14, 62
la mia speranza è la tua
vederlo un po’ goffo, un martedì sera incastrarsi coi sacchetti della spesa tra le porte scorrevoli dell’esselunga e poi di corsa sulle scale mobili per non bagnarsi
ma lui lo sa che a noi non basta uno sguardo o qualche moneta, e allora si ferma chiede del cane, come si chiama, cosa portiamo dentro lo zaino
e si siede per terra ad aspettare che smetta.
Invece no nessuno si ferma, anch’io vado di fretta e non mi accorgo che ogni sera sei tu quello seduto davanti alle porte col cane, lo zaino, i sacchetti della spesa
Agostino per Agostino Cornali (1957-1978)
saltano gli schemi, stanze chiuse (insopportabile il freddo delle maniglie) e subito tre fischi dal corridoio
ci vuole coraggio a tornare qui anni dopo la fine della partita e trovare ante sfondate, vetri rotti dalle pallonate, odore di cavolfiore
il tempo, è vero, ha svuotato gli armadi soffiato polvere tra le lenzuola ma questa casa non è vuota c’è chi resiste, rimane a guardia delle assenze
e c’è una foto in bianco e nero degli anni ‘70 con la maglia della squadra, le scarpe da calcio il sorriso di un goal
una foto per incontrare il tuo sguardo quando nessuno ci vede per ricordarmi che è tuo e non mio il nome che porto Agostino Cornali, bergamasco, è laureando in lettere classiche In queste tre liriche (la mia preferita è "Agostino") fa piacere ritrovare un suono dolce e graffiato che ricorda molto le liriche di Tom Waits... Si avverte infatti un senso di mancanza, di dura quotidianità (non di banale) reso in poche semplici immagini. Il messaggio è chiaro e senza fronzoli. Faccio i miei più sinceri complimenti a questo scrittore di talento. - Vincenzo Lisciani Petrini
Il verso ha una buona prosodia. Trovo però fragile la prima, un po' tirata la seconda (un tema un po' inflazionato, forse non tanto in poesia quanto negli insegnamenti della dottrina cristiana), la terza è forse quella più sentita, che sento più vera. Sergio Zani
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