Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

           Agostino Cornali

                    


 

 

 

Polis

 

i cantieri estivi sono ferite aperte

nella carne calda di una città deserta

che senza vergogna le mostra ai turisti

e ai pochi che sono rimasti

slavi, rumeni, sudamericani

 

ma quest’anno è quasi ottobre

e non li hanno ancora tolti

si procederà, dicono, per vie legali

e in centro ognuno a passo d’uomo

per sentirci finalmente tutti uguali

 

davanti alle voragini

scavate nell’asfalto

 

 

 

Parusia 

E vedrete il Figlio dell’uomo

seduto alla destra della Potenza

e venire con le nubi del cielo

Mc 14, 62

 

la mia speranza è la tua

 

vederlo un po’ goffo, un martedì sera

incastrarsi coi sacchetti della spesa

tra le porte scorrevoli dell’esselunga

e poi di corsa sulle scale

mobili per non bagnarsi

 

ma lui lo sa

che a noi non basta uno sguardo

o qualche moneta, e allora si ferma

chiede del cane, come si chiama,

cosa portiamo dentro lo zaino

 

e si siede per terra ad aspettare che smetta.

 

Invece no

nessuno si ferma, anch’io vado di fretta

e non mi accorgo che ogni sera sei tu

quello seduto davanti alle porte

col cane, lo zaino, i sacchetti della spesa

 

 

 

Agostino                                                                    

                                                 per Agostino Cornali (1957-1978)

 

saltano gli schemi, stanze chiuse

(insopportabile il freddo delle maniglie)

e subito tre fischi dal corridoio

 

ci vuole coraggio a tornare qui

anni dopo la fine della partita

e trovare ante sfondate, vetri rotti

dalle pallonate, odore di cavolfiore

 

il tempo, è vero, ha svuotato gli armadi

soffiato polvere tra le lenzuola

ma questa casa non è vuota

c’è chi resiste, rimane a guardia

delle assenze

 

e c’è una foto in bianco e nero

degli anni ‘70

con la maglia della squadra, le scarpe da calcio

il sorriso di un goal

 

una foto per incontrare il tuo sguardo

quando nessuno ci vede

per ricordarmi che è tuo e non mio

il nome che porto


Agostino Cornali, bergamasco, è laureando in lettere classiche

          

Commenti

In queste tre liriche (la mia preferita è "Agostino") fa piacere ritrovare un suono dolce e graffiato che ricorda molto le liriche di Tom Waits... Si avverte infatti un senso di mancanza, di dura quotidianità (non di banale) reso in poche semplici immagini. Il messaggio è chiaro e senza fronzoli. Faccio i miei più sinceri complimenti a questo scrittore di talento. - Vincenzo Lisciani Petrini

 

Il verso ha una buona prosodia.  Trovo però fragile la prima, un po' tirata la seconda (un tema un po' inflazionato, forse non tanto in poesia quanto negli insegnamenti della dottrina cristiana), la terza è forse quella più sentita, che sento più vera.  Sergio Zani