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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione Maurizio Falasca
NEL DIVENIRE
Quelle stanze dissolte accese dal guardare distillato d’un momento, come i tuoi occhi a scrutare le voci di monelli del cortile di fronte e le guance rugose ad aspettare nei calendari d’una cucina scorta, nei silenzi del caldo incipiente, spente ormai in quella docile casa, davanti all’ultimo incubo che fugge. E’ il solo richiamo che sfugge da vetri ottusi di vetrine diafane, appannate da quel caldo torrido che si sente nel candido vermiglio sussurro che oramai t’appartiene. S’apre la porta e calca la voce tenera delle note del vento sul tuo lontano volto giovane nella passione dei sorrisi così grandi. Scruti l’attesa dei giardini d’attorno, poi chiudi l’album d’un tratto consunto. E accese ancora sognano da sguardi distillati quelle stanze dissolte.
LA “ROULETTE” DI PONENTE
Impallidita noia d’ore d’ombre tra cembri per non turbare i sentieri accaduti e trascorsi, “dans notre jeu”. Marna come macigno sulle crepe ruvide e spurie d’una lettera astuta, arrivata da chissà quanto tempo, dov’è scritto dei silenzi il vecchio sentito amarsi nel lungo andare cupo, nel generare dai volti il più antico confine d’ogni giorno ch’è accanto alla saporita fragranza delle tue labbra: quella che ancora si gusta dal sapore sordo d’un vezzo, d’un voluttuoso bacio che s’accosta. E remano gli occhi al passaggio dello sguardo tra rapide di voci che lontano sbandano questa sera. Poi calma cala l’oscurità della notte nel tardo acuto dondolare che la sorte ancora ci consente.
NEL LASSO DEL TEMPO RITORTO
Da ciò che di lontano traspare di questi giorni si percorre il pulviscolo della ribellione, nel soffio vano di quell'otre ventosa, nelle tasche vuote d'una più vasta voce; e si osservano glaciazioni di lacrime sul viso colto dei dimenticati, fra dissaldate impalcature che si affacciano al mondo. Quanto si calma d’un volto la strada a scrutare giochi infantili sulle piastre d'alluminio della modernità, dietro l'ombra del lento fluire d'inverno. Così quegli sguardi trascorsi sembreranno timbri di date simili a scrupolosi osservanti degli ossequi, lungo i fili dei pali delle strade deserte. E dall’andare copioso o dal venire ormai scosso di passi già vecchi, topografie d'oceani di verde saranno un tuffo acuto d’incredulità, tra giornate amiche.
Maurizio Falasca abita a Torino
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