Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

           Emilia Fragomeni

                    


 

 

 

VOLI SENZA RITORNI

 

Non amo il buio che mi viene incontro

dopo il bagliore di un tramonto infuocato.

Amo l’alba, annunciata da un viola

etereo e dall’oro dei fili che striano

il mare, specchio di cielo,

mite promessa d’acque chiare.

Dietro uno scoglio aguzzo,

il sole a sprazzi.

Poi lontano, disteso, il mio mare,

denso d’azzurro, ubriaco di sole.

Ogni volta ritorno alla sua riva,

cercando barlumi di sogni che vibrano

sui tasti bianchi e neri dei ricordi.

Sulla sabbia ritrovo conchiglie

bianche, smeraldi opachi, vetri

verdi consumati, ciottoli levigati.

E ascolto dal fondo degli abissi

salire sino a me echi lontani.

Guardano oltre il tempo, oltre la morte,

oltre gli illusi sogni di chimera.

Dicono della sua soave voce che squarciò

il buio e diede nella tempesta... pace

a nomi spenti, a volti di dolore,

che urlavano su un lembo di silenzio,

infrangendosi all’ improvviso sugli scogli,

sotto un cielo di vetro, incolore...

Nel breve spazio, tra la spiaggia e il mare,

s’arenavano con loro mille speranze,

voli d’aquiloni senza ritorni.

Hanno schivato il filo lieve della luna,

per annidarsi tra  gorghi oscuri,

avvinti da miraggi senza perché.

Li accompagnava, triste, misterioso,

solo un flebile pianto di gabbiani.

Amo la vita, amo il mio mare.

Ma anch’io vorrei che un improvviso

palpitare d’ali mi accompagnasse,

lieve, dentro gli spazi acquosi,

in cui s’annida la mia memoria

e il senso delle cose.                               

 

 

 

SOSPIRI DEL VENTO

 

Cerco i sospiri del vento

allo sbocciare della primavera,

pollini di pioppi fra i capelli

allo stormire delle prime foglie,

l’essenza del mondo nel flusso

degli eventi.

 

Cerco l’innocenza perduta,

il senso di discorsi mai finiti,

il risuonare di passi in stanze vuote,

inattesi sussulti nelle vene.

 

Cerco brezze marine sulle spiagge

deserte, alla mattina, mentre il sole

accarezza i miei capelli e il vento

mi trascina verso tenere ombre.

 

Ma trovo solo pensieri disciolti

su impeti d’onde, pugni di terra

stanca di raccolto, dov’è sepolta

la mia nostalgia e la precarietà

della mia storia.

 

Raccolgo allora dalla scatola

dei sogni frammenti consunti

d’emozioni e d’anni, tremolii

d’ acque,  polvere fina, spenta,

anni tremanti appesi ad una foglia.

 

Un amaro rimpianto, forse un guizzo

di antichi desideri, mi accompagna

sulla spiaggia vuota, dove ritrovo

la mia stagione, che corre

e si disperde nel tramonto,

lasciando solo orme leggere

e passi stanchi.

 

 

 

LE OMBRE DEL SILENZIO

 

Sono tornata ancora, nella brezza

del rimpianto, per parlarti dell’ansia

dei miei giorni, che il tempo

ha ricolmato dei tuoi silenzi.

Vienimi accanto e accogli

la freschezza che il vento, dolce,

m’insemina negli occhi.

 

Ancora canta l’anima che non sa

piegarsi al tempo.

Ancora spera.

Vorrebbe dirti tutta la sua attesa

e il suo sostare dietro a una porta

chiusa da chiavistelli forgiati

nel mistero...

 

Noi avevamo tutto un giorno da godere,

ma lo sciupammo a contemplare l’ora.

 

Ed è... già sera!

 

Ciò che fu vita ormai discende muta

negli ambigui recessi del passato.

Diventa goccia che evapora,

nel palpito del sole, in sale amaro.

 

Ma la memoria raccoglie ancora

frammenti di emozioni che fluiscono

lente in acque scure e dense.

 

Procedono le ombre nell’oscurità

del silenzio.

Vanno verso diafane apparenze,

ignari avanzi di attimi vissuti,

scarne tracce del naufragio degli anni.

 

Si smarrisce dentro transiti ignoti

la mia anima.

Si fa pallida attesa del soffio

luminoso di una voce, sepolta

nell’oblio della mia terra.

 

Resta solo... la rappresaglia del silenzio,

che arrossa deserti di gelo.


Emilia Fragomeni è docente di lettere classiche e vive a Genova

 

            

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