Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Roberto Gennaro

                    


 

 

 

Il mare di van Gogh

 

Il paradosso è la neve

che scende nella sera estiva.

La via s’imbianca,

le conchiglie si innamorano

del loro colore. È breve

l’evento, ma pare un concerto

di note accordate dal cielo.

Forse le fate conoscono il senso

di questa profezia, e le cugine

sirene saprebbero intonare ai fiocchi

un canto di pura nostalgia.

La pagine scorrono agli occhi,

ciò che vedo è filtrato

dall’impasse di anime remote,

in un giorno di agosto volate via

dove il mare raggiunge l’orizzonte

e il ruggir delle onde

tacita le voci della schizofrenia

 

 

 

I vecchi pescatori

 

Vorrei imparare le vostre parole dure,

che intrise di croste di sale

annodano reti fedeli,

sicure, figlie di preci e pensieri.

Senza Dio, avete un Santo

a proteggere i cuori più cari

nati dal mare, e moglie d’incanto

a custodire vissuti focolari

giammai ammansiti dalla furia del vento.

Vorrei salpare e onorare il pescato

nelle voci di un antico concerto,

sirene callose, refolo fiato

venir da gole incendiate dal sole.

 

 

 

La nudità dell’acqua

 

Era tempo.

Lo chiamai con il tuo nome,

battesimo che nacque

nell’istante di un gemito

venuto da un raggio di sole.

Era autunno.

I ricci scoppiavano la vita,

l’anelito del cuore

mi mosse verso di te, oplita

del senso di spiccioli versi.

Era il cielo.

Ricamato dal destino,

lassù persi il mio spirito

vergine, in un attimo fugace

e fanciullino, eternità di Dio.

Era amore.

Tu non sapevi, il mio

dolore già viveva e trapassava

nelle maglie dell’acqua nuda

mossa dal mare.

È un addio.

La mano ti saluta,

una lacrima amara

sfuma il tramontare

di un ultimo ballo di giava.

 


Roberto Gennaro vive a Genova