Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Andrea Gervino

                    


 

 

 

OLTRE IL LECITO MONDO (Oltre il lecito scrivere…)

 

La strana felicità che ti prende

sapendo di essere dalla riva sbagliata

- aver finalmente abbordato la cattiva strada -

è l’overdose da sponda del fiume

troppo alta, per me,

come un monumento da Spoon River.

 

Resistenza al limite di un corpo a corpo

è questa fragilità all’illecito affare,

al vendere e rivendere sempre

lo stesso sguardo e la stessa parola,

immutata e immutabile, che sorprende

quando sa sorreggere lo sconquasso

di un’etica in rimonta.

 

Suona improvviso un campanello

e aprendo la casa in cui scrivi

ti trovi assediato da irriverenti malpensieri,

facili e impavidi come un parente

in perenne cerca d’affari su vaghi possedimenti

di terre ereditate, ora gerbidi e, lui non sa,

abbandonate.

 

Ti risvegli a ridosso del foglio

che non hai attraversato, come un catafalco

che d’improvviso s’impenna

e non sai né come, né dove

ti ha abbandonato l’illecito pensare.

Ma quando torni a scrivermi?

  

 

 

Nuove tecnologie in prestito

 

vivo di versi,

           sputi per impastare la terra,

assoldati umori

                           del quotidiano sfornare pane e parole,

scrivo diverso

come quando parcheggio in sosta vietata

mi fermo

            soltanto al momento

dello stacco

da questa terra

                         che non dà più intuizioni,

appoggiato ad una lastra

fredda e bianca, che copre le mie insegne virtuali, vuote per ora….

 

vivo

seduto su una torre

                                 di plastica:

aleatoria certezza per la non dissoluzione

 

cadrò (infine…?)

                               colpito da una pietra virtuale

con gli occhi sbarrati da incredulo lapidato

centrato da tomi - lanciati come formaggi contundenti -

accademicamente caricati in armi

 

vedermi disteso

sarà per qualcuno un ossimoro di felicità

 

stacco, alla fine del prestito d’anni, la spina dal pc,

                              tecnologicamente mi dissolvo

                              come una pagina che si strappa

e lascio detto:

“dove ci possiamo rivedere?”.

 

 

 

                              Factum est

 

 

“E’ il verbo, è il Verbo!”

                                        gridava il bambino sfuggito

appena

               dal ventre dell’abisso.

Nato –il tutto- dalla Parola,

                                           il gesto, il primo gesto

(la madre, che fin da principio

serbava quel tutto nel suo cuore,

nel silenzioso ammirare –ri-conoscente …. – otri

che daranno nuova grazia ed allegria)

                                                               viene dopo

anche se miracoloso.

 

Ascolto voci di nuove nascite – racconti orali

                                                   sotto campi stellati –

viandante stanco o disperso, ma a questo punto

fa lo stesso:

                    sono comunque lieto (il “se così fosse” avverato!)

di questo ritorno primordiale

alla Parola che sale.

 


Andrea Gervino abita a Masone (GE)