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Giacomo Giannone
Notte alle Molinette
E’ notte,nei corridoi bisbigliano caute voci, passi sospesi, sospiri d’attese deluse, lamenti, dalle porte socchiuse baluginio di bianchi capelli, vestaglie disciolte.
Si dorme, non si dorme, affiorano lontani ricordi, insieme si sta nelle stanze di ducotone imbiancate, insieme si sta e si è soli.
E’ notte , si inseguono le stelle a miriadi nella volta di vaghi pensieri, naviga una zattera gigante su acque di fiume silente.
- Non piangere nonna, domani tuo figlio verrà. -
Scende la nebbia volteggiando lieve, leggera ai vetri delle finestre si porge, si posa, a gocce scivola, lacrima su lisce guance rubizze.
Piange la notte alle Molinette, mongolfiera nel buio ruotante, astronave d’anime dolenti. 24/09/07
Sonnecchia il mare
l’onda alla scogliera si frange un cadavere fluttua sulle scure acque fagotto di screziati cenci
allo sperone della roccia grande s’avvicina vi sbatte ravvolto tumefatto s’allontana scompare emerge rimpalla
bianchi gabbiani a frotte in volo bislacco lo seguono
sonnecchia il mare indifferente si trastulla al grido d’angoscia dell’ umano dolore
ha sete di sangue di morte il mare amico-nemico crudele.
Erano 100 e forse più
Si arena la carretta del mare sedici i morti sulla spiaggia e solo agavi e giunchi a guardia di tanto squallore
Una nave incrinata spezzata sulla battigia s’adagia cadaveri d’uomini nudi sulla sabbia attendono mani pietose
Erano 100 e forse più
Alcuni il fato ha salvato e stanno di paura e freddo tremando sul pavimento sdraiati di un improvvisato pronto soccorso
Fuggivano la fame e gli inganni di una terra d’eterni conflitti altri forse in fuga alla ricerca di un domani o forse dal mare sommersi
Erano 100 e forse più
Si conobbero appena giovani anziani donne bambini in un tratto d’acque incupite per un viaggio di fede di speranza
Erano 100 ora non più
29.10.2007 Giacomo Giannone abita a Marzara del Vallo
Versi solidi, spiazzanti come macigni di marmo michelangiolesco quelli cui ci ha abituato Giacomo Giannone che ci lasciano attoniti e stupefatti come la Pietà Rondinini appunto. Caratteristiche già notate da Gian Mario Lucini in “ un Agurio di natale un po’ strambo”-poiein natale 04 … lo spunto che mette un’aria nuova in poesia, un’aria più aperta, orizzonti più ampi, una prospettiva… In queste tre poesie Giannone sembra dirci che le nostre storie sono individuali, ma il nostro destino è comune: questa “mongolfiera nel buio rotante\ astronave d’anime dolenti” è sì la terra , ma una terra d’eterno conflitto, dove “ insieme si sta ma si è soli” e più oltre “ si conobbero appena\ giovani, anziani, donne, bambini\ in un tratto d’acque incupite\ per un viaggio di fede e di speranza”… E’ la zattera della Medusa dipinta da Gericault: sui volti di quegl’infelici si legge il terrore ,la paura, la morte; ed i nostri occhi lacrimano sale, che va ad unirsi ad un velo di malinconico pudore come “nebbia volteggiando lieve ai vetri delle finestre” in quell’invocazione “non piangere nonna\ domani tuo figlio verrà…” CESARE LOREFICE
non so se è poesia o no... come dice qualcuno... dipende sempre dal metro che si usa! A me, non avvezzo alla misurazioni, piace ed emoziona molto! Grazie Giacomo - Ivano Sallusti
"Sonnecchia il mare indifferente si trastulla al grido d’angoscia dell’umano dolore..". Trovo questi versi significativi non solo dal punto di vista stilistico. Complimenti. Auguri. Antonella Montalbano
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