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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Raffaele
Ibba

Questa spada della tua luce, Signore,
è due tagli:
ferisce i cuori ad amare,
e le mani taglia con l’altro taglio
e le apre in elemosine amore.
La spada della tua luce è oro netto:
s’è raffinata nel fuoco delle sofferenze
s’è filtrata in ciascun lutto d'amore
s’è depurata in tutti i rinnegamenti del
vero.
La spada della tua luce è l'azzurro
del giorno, feroce nel primo rosa
dell'aurora,
è vita che risorge dalla morte
e piange le sue lacrime amanti.
La spada della tua luce ha un’ombra soltanto
il fodero dell’egoismo,
la galera dell’io dove la vorremo prigione
perché la temiamo santa tra noi
ad aprire i nostri cuori
ad aprire le nostre mani.
Questa spada della tua luce, mio Signore,
è parola del tuo cuore
insegnata con autorità
potente contro al male;
spada della tua luce è Tuo Figlio
cuore tagliente
luce contro morte
di egoismi di terrori e spaventi;
questo tuo cuore lucente, mio Santo,
libertà gioia pace gioia
mammelle amanti,
ventre dolcissimo,
seno che ci ferisce,
il Tuo Cristo:
Gesù,
cuore affilato
libertà nutriente
dono di sé
amore fatto cibo
il tuo dono
Gesù.
***
Imparando amore,
nel continuo di quella risposta donna
- “avvenga di me ...” -
nata libera in quella ragazza
così casta che,
è così, vergine madre
di tuo figlio.
Di tuo figlio
- la nostra alba -
il suo primo respiro
ruppe l’eterno ed entrò
nel tempo insegnandoci amore
con una autorità così
- oltre le cortine dei giorni -
- oltre lacrime di insonnie e fami -
- oltre i mutismi dei morti iniqui, delle
ingiuste uccise -
- oltre noi, prossimi al tuo amore -
e quella notte luminosa, ecco
in servi pastori poveri
a custodia di povere greggi,
nell’imparando amore,
sparso a nuvole e stelle
per tutta quella notte solstizio d’inverno,
notte puerpera di questa tanta luce oriente,
di questa lontananza accanto
- da non crederci -
che ci è nato un figlio, che siamo
un bambino
in una mangiatoia
spartita con un asino ed un bue.
- Nel fiume della docilità lo sapremo -
- nel deserto dell’obbedienza lo vedremo -
vivente
nella Gloria di Te, o Potente.
Eccolo, è il tuo sorriso,
il solo attimo intero della tua eterna,
è la tua vita, la sempre nascente,
il Tuo Sorriso, che adesso ride:
- è Tuo Figlio e si svuota nel tempo - e Tu
-
Amante Sorriso Sovrano,
Amore, Tu,
mio Santo.
***
Come,
una folaga ad appassire il mare,
un gabbiano tra strida di vento,
un torto di vicoli vecchi
sopra un colle d’appennino,
come lacrime d’uomo e timide,
una cesta calda per corpi di grano,
o come un bacio
di donna di ferite dalla bocca al cuore
e questo nulla di silenzio,
e tu che mi fecondi in abbracci
- a sposo, a sposa, a
gigli -
come dello scoglio al mare
che queste mie dite secche
tu le sciogli a baci e mi apri in amore,
come nelle tue carezze limpide
le castissime di cielo
in tutti questi abissi
così, che
ti sei aperto questo giardino
- claustrale nido di falchi -
e, selvaggio tra le mie ossa di cuore,
te ne stai in una quiete, seno
nutriente di un latte che cola
fecondo a rompere le chiuse dei miei usci.
E cola acqua e sangue tra le dita di questa
notte
dove prepari la primavera ad ergersi
rovente alla felicità prossima
della tua estate.
Altra.
Eccomi!
mio Re mio Sposo, Tu
Innamorato Dio
che mi fai Tuo.
Preghiera.
Raffaele Ibba è insegnante
di storia e filosofia e vive a Cagliari
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