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Cesare Lorefice
IL SUON DELLA SUA VOCE
Il mare che cammina più alto dell’orizzonte non riesce a salire sulla rena e sciaborda alla risacca la sua canzone mi cresce la paura di non ricordare più il suon della sua voce ma tu Dio di perdono amore e di pietà ti prego fa che non dimentichi il suon della sua voce lo squittìo del suo bacio canto d’argento che diventa luce mi muove la voglia di tenerci ben stretti di pronunciare parole troppo taciute.
LE FINESTRE DEL CUORE
Effemeridi creature d’un attimo mai sazie di sole usciamo da bozzoli oscuri instancabili falene ebbre di luce in cerca d’amore perseveriamo a battere la testa contro fragili vetri le finestre del cuore senza scalfirle aspettando chi si degni aprirle d’un attimo un guizzo di calore poi nulla perseveriamo a battere la testa contro e a soffrire.
RISVEGLI
Animati risvegli che il futile e l’inutile non confondono visioni apparizioni barlumi lampi… la mente è un lago di sorprese di colori accesi di desideri vivi palpitanti lo scivolare dei pensieri vedere ciò che non può esser visto dagli occhi la mente avida ricrea situazioni luoghi persone quante sensazioni perse e ritrovate … Qualche volta è meglio lasciare liberi i pensieri e l’occhio galoppare
Cesare Lorefice, siciliano di Marzara del Vallo, vive e lavora ad Adria
Tante idee, ma non è poesia. Saluti. G. Verde
Sempre sorprese ci riserva Lorefice quando scrive; il suo linguaggio procede per asindeto, appare spezzato ma é denso di significati che con fatica si scoprono perchè schermati da intima commossa partecipazione. Pennellate di picassiana fattura sono i versi di Cesare e bisogna leggerli non una sola volta ma tante per gustarli e comprenderli. E’ meritata, per il mio modesto giudizio, la tua affermazione nel mondo della poesia : tu vivi la poesia, vivi di poesia. Il tuo sguardo, la tua voce è sempre serena. E come la tua voce, volano serene le tue parole, si fanno versi, cadenze, musica, suoni, e al lettore donano sollievo. Giacomo Giannone |