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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Luca Mingioni

Postilla curriculare
… ho una falla in
corpo
perdo
memoria
[…] e ho le mani
rauche. …
Savina Dolores Massa,
UNDICI, Ed. Il Maestrale, Nuoro, 2008
Così, steso
a sventolare asciutto
su livide intime cappe alcoliche
su solchi di violenza
su rossa furente poesia scalciante,
assorbo di tutto.
Non alzo il capo. Non più.
L’adolescenza è finita:
assoluta imbattibile potenza
d’arroganza e assuefazione, la normalità
palese brutale ovvia discrasia
tra munifici testi insegnanti
reale costituzionale asfissia
dure muscolose spire istituzionali
su scia di denti lucenti imbonitori.
Sei bravo, bene.
Sei incapace, meglio.
Così, si smette di lottare.
Chi dovrebbe innalzare vigilanza
proteggere e diffondere
invece spezza anche di più
o deride o si volta o sbuffa
o suggerisce concussione.
S’erge e riarma l’infantile corazza
scorza di chi ha capito già, l’antifona:
1) imparare ad ubbidire;
2) ubbidire;
3) in silenzio.
Alghero
Sarebbe bello
ammirare Alghero deserta
spoglia d’uomini
d’allegria forzata
d’abuso di privazione del sonno.
Sarebbe giusto vederla indifesa
o con argini fragili
come gusci d’insetto da mansarda.
Né d’inverno, tacciono
sterili iniezioni saline
schiaffi di iodio che guastano gli infissi
e ancora più forte, sale
dal sentiero principe di banchi modaioli
tanfo di urina.
Sarebbe bello
riesumare la spirale regista d’Alghero
farla vibrare e roteare e cantare
squagliare di luce a cadenza
seduzione e ribrezzo, germani coesi
godere poi
con gioia folle dei sensi
a gelide secchiate.
Ha suono di lingua a note danzanti, Alghero
tatuaggio d’identità su pelle abbronzata,
veste il bianco come incanto
vive per il plauso, respira a metà
espone asperità e bacia perfetta
stringe esanime superba.
Ha ancora altra musica, Alghero
inappagata, pavida, nobile, straziante.
Fado, habanera, tango
sottovoce pulsando dal mare
straniero e feroce, lontano.
Sull’amor beffardo
Esile, leggera come aria
tenue, è scesa la tua mano.
Terribile prender nota
di come fondamenta poco affondino
in camuffa malasorte.
Dolce è la ripresa: gonfio il petto
attimo reso ancor più esile
volubile evidenza sciolta senz’armi.
Fiacco di tenerezza giunge lo spirito,
libero.
Con borbottio e malavoglia
riabbottono i polsini
e inatteso approdo
tra le tue braccia, esile.
***
Come facile si spreca quell’amore cravattaro
disperso e ritrovato, ogni volta
a capriccio di viltà.
Una coppia è un’abitudine, la fedeltà un
difetto
puro, di creazione.
Ambiguo s’accresce il tasso d’interesse,
nostra covata strozzina passione.
Eccoci infine, nudi e banali
con il simile occhio cadente dei cani
che ammoniti tentano, tuttavia
ingordigia
e scoperti, fingono
di scacciar la mosca.
Luca Mingioni, nuorese, è
assistente sociale a Sassari
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