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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Rita Nari

TURISTI
A CARTAGINE
Volavano grevi in quel meriggio estivo
tra nuvole basse gli alcioni
e su Cartagine planava bieco
con ali di fiamme il Destino.
Ricordo che tu da un ambulante
un ciarliero ambulante tunisino
acquistavi del cibo: pane e olive nere
con salsa di peperoncino.
Seduti in silenzio a mangiare
su pietre millenarie
che ancora scottavano di sale
(eravamo nei pressi del lupanare)
notai pragmatiche formiche puniche
che spazzavano da terra ogni briciola.
M’invase uno stupido terrore
a pensare centomila persone
tra questi rovi e rovine di muri
annientate dalla collera romana
come le briciole di questo mio panino.
Tra i muri roventi, ancora, c’è lui
che sogghigna beffardo: il Destino.
Adesso ringhioso mi obietti che non vuoi
o meglio, non vorresti avere un destino
“Neppure io!..” ti sussurro
infatti perchè siamo sul pianeta Terra piovuti
attraverso infinite foreste di generazioni
non mi sono limpide le motivazioni.
Procediamo nei giorni con passo incerto
come (forse) in un affascinante deserto
pervicaci seguendo bussole dogmatiche
e diamo tempo al tempo.
Ma lascia che questo vivere ti
avvolga!
Quando la ludica gioia ti inonda, tripudia
e quando il dolore ti scuce la pelle
con lo staffile dei lutti
pensa che forse sarà offerto a tutti
un paradiso fiabesco
e dalla polvere di questo Pianeta
potremo liberare le chiome
volando, sospiri spersi
tra galassie, costellazioni, universi….
O forse, chissà, saremo nulla nel nulla
o atomi nella rètina di una mite fanciulla
dagli occhi azzurri e accorti.
E invano, forse. non saremo morti.
I L P R O F E S S O R E E L A
G I O V A N E D O N N A
(incede come dea, bella, fulgente…)
Il bianco prof ormai sta ciondolando
sulla lubrìca soglia
del camposanto. Un de profundis mormora
aggrappato alle sbarre del cancello.
Il cocchio cigolante dei suoi anni
trascinato bel bello
dai tisici ronzini degli affanni
lo ha condotto impietoso fin là.
Nell’attesa di fare la sua entrée
agita stancamente con il braccio
il fazzoletto grigio dei ricordi
verso invisibili sarcasmi di applausi
nel congedo tremendo dalla Terra.
E adesso che sta per concludere la sua anabasi
come pietre roventi
vomita amari commenti
bofonchiando tristissime frasi
di disincanto, che schifo la vita
quando ti accorgi che proprio è finita.
Intanto,
con passo leggero
una giovane donna
avanza ancheggiando sul sentiero
chioma fluente, occhi di mistero.
L’ antico professore
basito, sveste lesto
il frac del funerale, or fanno ressa
concupiscenti ringhi nel suo cuore:
“Oh, splendida, gaudiosa principessa
di dolci sogni - la implora - il calore
del tuo ventre io vorrei che dà la vita!...
Avvolgimi, deh, rubami
portami via in una folle gita….
Lo scrigno dono a te della mia scienza…..
Che io possa ancor combattere e soffrire
nel gorgo dell’
esistenza!...”
Non lo ode la ragazza, nel
frinire
delle cicale…. In quell’ agosto
rovente
incede come dea, bella, fulgente.....
I S O G N I
Nei bordelli di Quito, cosa sognano
le prostitute? Forse una Ferrari
con cui godere, in lidi inaccessibili
giorni fiabeschi su remoti mari?
E i minatori russi, che sprofondano
come topi alle tane; e han nelle nari
l’orrore del grisù? Forse vagheggiano
orchidee in fiore e belle donne in sari…..
Cosa sognano, in mar su una carretta
le madri con i figli occhi sbarrati
per fame e sete? Che, certo, li aspetta
la vita, il pane, e giorni
consolati…..
Orbene: tu, qualsiasi meta agogni
fai sì che non ti manchino mai i sogni.
Rita Nari vive a Massa
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