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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Michele
Obit

Le parole nascono già sporche
Le parole nascono già sporche
io pensavo avessero un loro candore
e che nel pensiero il feto
trovasse il tempo di liberarsi dalle scorie
le parole invece così non ci riunificano
in ciò che è – io non sono io e altro
non è altro – ma un conglomerato di io.
Io ero convinto che nel pensiero le parole
ritrovassero quel senso perduto delle cose
che oggi sta in una ciminiera fatta
barcollare
(le microcariche non fanno esplodere
non qui – qui si cade di lato –
pesantemente)
o nelle immagini di barche con uomini
alla deriva. La nostra vita quotidiana
è fatta di parole che nascono calpestate
prese a manganellate e violentate. Per
questo io speravo che almeno l’origine
avesse una discordanza con la fine.
Che le parole nascessero guardando la porta
di casa aprirsi o le mani timide di una
figlia
o un pomeriggio fumoso davanti
alla finestra e al dil là l’acquazzone
e le parole sentite gridare dentro
mentre lei condisce l’insalata
ed un sospiro si mescola con l’aceto
quelle parole io avrei voluto conservassero
una loro purezza – qualcosa che le avrebbe
preservate dalla ruggine e dalla mestizia.
Ma le parole oggi nascono ossidate
raccontano cosí la melma di questo tempo
il sacro distacco da ogni dovere
la ragione che non pretende ragione d’essere
le claudicanti verità degli avvoltoi
il dolce abbandono che ci aspetta.
***
Le mutazioni del verde sulla tovaglia
spesso confondono la mosca
che pensava di trovarci il succo
della mela – invece è solo il suo cancro.
Così una parola un gesto ed il passo
e la fragilità che c’è in ciascuno di noi
reclamano agli occhi una minore velocità
ed un’altra certezza della memoria.
La mosca non ha trovato il senso
del suo abitare tra il lampadario
e la doppia finestra – ci sbatte contro e
s’inerpica
e sulle volute trova il deserto del mondo.
***
L’elastico tirato si assottiglia
e lascia sulla carne un piccolo
segno – muove il bambino il piede
e per un attimo l’equilibrio si perde.
Poi riprende a saltare – questa volta
rivolto verso il muro – avrebbe voglia
di saltare quello – più alto e solido
più sicuro della forza che respinge.
Michele Obit traduce
dallo sloveno e abita a S. Pietro al Natisone (UD)
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