|
Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Ledonardo Omar Onida

BILBOQUET – così, speranze e
rassegnazioni Magrittiane
Ci si convince sempre
con facile ironia e
saggezza a buon mercato
che l’ordine facilita le cose.
Allestiamo palcoscenici
per recite ingenue,
al servizio di occhi che osservano
in penombre di senso.
Parole intonate
e accordi musicali
che disertano.
Fuggono da strumenti stanchi.
E ancora scorie,
scorie radioattive
di menti pigre,
come resti abbandonati
in balia della tormenta.
La traversata
difficile:
una gamba umana
tra gambe di un tavolo
a
simboleggiare l’esistenza,
dove la libertà
è affidata alle
ali di una colomba
rosso sangue,
afferrata da
una mano che sembra appesantirne le ambizioni.
Questo è sempre stato
il motto dell’ignoto,
un velo minaccioso
pronto ad oscurare ogni colore
e a fare dello spettacolo umano
una preda da inghiottire.
Siamo Bilboquet
che vogliono restare
ancorati ai propri
impedimenti,
scrutando e sognando
orizzonti di tempesta.
SUONI D’ORIZZONTE (Terra/Mediterraneo)
Sento e ascolto
vertigine sui sogni,
clamore di piazze
ed echi lontani
dal giorno,
da ogni sera.
Seduti,
pesanti
sul prossimo orizzonte vicino,
soffio di luce
che infrange i vetri
delle ultime finestre
aperte sul tempo.
Vedo e indago
quell’ultimo volto
smarrito e silente
che mi scruta da sempre,
dall’alto di un dio notturno.
È poco lontano da me
nell’arco di un sentire,
imprendibile distanza
nello spazio
di uno sguardo.
Tutto profuma di quiete
e fiori di giardino
e terre inesplorate.
MOSAICO DI STELLE.
Pietra bianca
come altre,
mosaico di stelle.
Disincantato è lo sguardo
che non cerca,
ma con ruggine
e fuliggine
dipinge pomeriggi,
lidi,
mondi senza luce
chiusi dentro ampolle,
come alambicchi
medievali,
a distillarne i colori.
Pietra bianca
come altre,
mosaico di stelle.
Leonardo Omar Onida è laureato in filosofia e
lavora a Sassari come capotecnico
|