Premio Turoldo 2008 - 6° edizione

            Giuseppe Panetta

                    


  

 

I

 

L’anime scioperano e non si reincarnano

Più nell’andazzo inferno della qualità

Di vita con poche aspettative e la paga

Non è buona e ti rimpastano e rifornano

 

Guardano l’anime in pena dalla quarta

Dimensione la povertà dello specchio

Senza specchiarsi mai vedono il grigio

Porpora della carne del sangue di carta

 

Meglio apparire di tanto in tanto luce

Che guizza pensano senza scontri senza ira

Un soffio d’ombra che non si traduce

 

Migliori condizioni chiedono dal basso

Garanzie che vengano rispettate

Le dovute coperture nel contrappasso

 

 

II

 

Crollano i titoli  griffe di borse

Contraffatte e consensi d’indici

Di pollici e pollicini briciole

Investite in trafiletti o rosette

 

A picco sulla cima di valori

Domanda e offerta per una fetta

Di mercato mobile di Bruges

O volo di valori svalutati

 

Una caduta libera e lo schianto

D’uomini che nel nulla costruiscono

Vendono e comprano merci marce

 

Poi volano giù da una finestra

Sugli scambi degli scampi freschi

O cotolette impanate e fritte

 

 

 

III

 

Schiocco di melting pot di gusti

Smeriglio del grasso passo

Mito di arrugginiti fusti

Manicaretti all’ingrasso

 

Sfugge l’unto dalle labbra

Sorride Urano e Plutonio

Abbuona l’abracadabra

Il lievito pandemonio

 

Sciami e trivellamento fitto

Smercio di bitume e schiume

Di sondaggi e di profitto

 

Il dolore cresce di volume

Bimbi piegati come bambù

Dio! Che non ce ne siano più

  


Giuseppe Panetta, calabrese di origine, vive a Firenze

 

                    

Commenti

Notevole abilità linguistica nella costruzione di questi tre sonetti, folgoranti nel senso e nelle immagini.  Peccato che l'assenza totale di punteggiatura, complicata ancor più dalla maiuscola ad ogni inizio verso, rendano difficoltosa la lettura, specialmente in presenza di fraseggi che tengono più di un verso e non vedo che motivo ci sia per osservare regole tanto curiose, come se cercare di non farsi capire sia un vantaggio per chi scrive o per chi legge.  Peccato, perché i testi sono molto interessanti.  S. Zani

 

Seguo questo autore da un po' di tempo, non lo conosco personalmente, ma ho potuto apprezzare il suo lavoro nel tempo fino al suo ultimo libro "Thalia" che ho molto apprezzato in quanto ritengo ci sia vera poesia, profonda e altissima.
In questi tre sonetti che leggo il poeta non si smentisce e la realtà supera le aspettative.
Il primo sonetto è un affresco tagliente sul mondo capovolto, visto dalle povere "anime in pena" che sono così inorridite per la qualità della vita tanto da ribellarsi alla reincarnazione. E' un affresco sulla condizione umana e quelle anime potrebbero essere gli stessi uomini che per contrasto, "senza specchiarsi mai", non si vedono nella loro dura condizione di dannati in terra. Come spesso accade nei testi di Panetta la cronaca odierna fa da cornice al suo personalissimo modo di tradurre la realtà, e anche qui in questo sonetto (come anche negli altri due), le vicende umane, miserevoli, mettono in rilievo fatti e misfatti di cui sentiamo ogni giorno parlare i media: "scioperano", "dovute coperture" (sindacali?) "della carne del sangue di carta". Una sommossa dunque al potere superiore che preordina la reincarnazione con la richiesta (sottointesa ma esplicita) che vengano prima risolti i problemi della società prima di poter riprendere il ciclo meccanico della rinascita. Dal punto di vista stilistico si notano tecnicismi abilissimi come la rima,rime interne, enjambement, allitterazioni e anafore. Una varietà ricchissima di elementi stilistici che sono nelle corde di questo autore. E' una sua caratteristica quella di non usare la punteggiatura e ciò non crea, come ha notato Zani nel precedente commento, una difficoltà di lettura e fruizione del testo, ma al contrario una pulizia sintattica e un effetto aforistico dei versi come se ogni verso fosse a sé stante e nello stesso tempo intercambiabile in quanto l'uso corposo di significati e significanti rendono questi versi carichi di rimandi e al contempo liberi per chi li ha composti e anche per chi li legge (si veda Apollinaire). Zani li ha capiti i testi nonostante critichi una loro certa illeggibilità e questo dovrebbe far riflettere sulla novità di questo autore che scava con gli strumenti antichi della poesia il tessuto contemporaneo fatto di complessità.
Il secondo sonetto naviga sull'onda emotiva della crisi economica che ha coinvolto il mondo, ravvisandone alcuni mali che l'hanno causata, senza però darne giudizi morali sui colpevoli ma anzi registrando solo alcuni aspetti di essa. Anche qui significati e significanti si amalgamano al corpo del testo già carico di emotività in chi lo legge, in quanto materia "calda", di prima mano. Ironia e amarezza velano questi versi, cinici e beffardi: "Pollici e pollicini briciole", "trafiletti o rosette", fino alla lapidaria chiusura delle "cotolette". L'uso della metafora del cibo che denota una ricchezza tutta occidentale ma anche uno spreco di chi quella crisi l'ha generata a discapito di tante popolazioni che subiscono da tempo la fame e che sono ora doppiamente vittime.
Il terzo sonetto è un sonetto sperimentale dal punto di vista stilistico: l'uso dell'ottonario, non una novità in questo autore che ha un armamentario di tutto rispetto. Dal punto di vista contenutistico anche questa poesia si riallaccia  alle altre due come se fossero tre capitoli dello stesso libro. In questa ultima la punteggiatura, l'unica ammessa è l'invocazione "Dio!" che spalanca di colpo la materia bruta delle schiume o del bitume ,del profitto, del trivellamento, dei sondaggi, dei manicaretti, di tutti quei mali che sembrano essere fuoriusciti dal vaso di Pandora.
Panetta merita grande attenzione perché la sua poesia è vera in quanto non dà giudizi morali, è grande in quanto possiede tutti gli strumenti del bravo artigiano, e tocca cime altissime.  M. Durante