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Francesca Pellegrino
Assicurarsi di aver chiuso bene lo sportello
Per la fretta, stamattina
.addio.
Poi mi sparerò l'hi-pod direttamente in vena
e
Negli occhi dell'amore
Negli interstizi
Francesca Pellegrino vive a Taranto
Ho avuto lo stomaco di leggere i testi dei partecipanti. Il nome del sacerdote–poeta Davide Maria Turoldo dovrebbe attrarre composizioni almeno di un gradino più in sù. Ma i rigurgiti non mi hanno impedito di notare le tre poesie (dico POESIE) di Francesca Pellegrino. Finora è la sola persona tra i partecipanti che si possa definire poeta e si stacchi, senza un ma e senza un forse, dalle inettitudini prive di vita all'inizio e sfiatate alla fine. Si ìndichi di un altro partecipante tre versi che si avvicinino ai primi tre semplicemente bellissimi della seconda poesia della Pellegrino qui trascritti:
Negli occhi dell'amore finisce col vedersi un Dio persino un uomo.
Immagine azzeccata sulla presunta autodivinità del macho. Alfredo de Palchi
Nota di G. Lucini (segreteria del premio) Caro De Palchi, la tentazione che ho avuto immediatamente nel leggere queste righe è stata quella di cestinare il messaggio. Ma poi ho pensato di non dover fare un torto alla partecipante, non mi sembrava giusto sapendo chi é Alfredo De Palchi, ossia un nome che trova apprezzamento e che abbiamo con piacere inserito nel nostro archivio. Tuttavia il tono del suo messaggio non può essere accolto senza una nota di reazione da parte mia, che mi scaldo per molto meno quando c'è di mezzo il lavoro mio e di tutti quelli che partecipano a questo concorso - che spero apprezzi almeno per la sua trasparenza. Contesto fortemente il suo giudizio per "gradini" delle opere presentate, come se lo scrivere e l'amore per la scrittura e persino la competenza e il merito di una composizione poetica possano essere con tanta perentorietà essere collocati in alto o in basso di una ipotetica scala di merito o di valore dell'opera d'arte. Osservo che se davvero le sono parsi degni di un decoroso concorso di poesia soltanto i citati tre versi della nostra concorrente (che peraltro anch'io trovo di buona fattura) allora significa che lei non ha letto bene i lavori di altri concorrenti e la prego di farlo, con l'avvertenza però che il suo modo di intendere l'estetica e la poesia non sono una verità universale, ma soltanto relativa al suo particolare modo di concepire la scrittura, che non è certamente il mio né quello di chiunque altro a questo mondo. Le contesto inoltre lo stile nel suo modo di valutare: non si può buttare palate di merda su un concorso soltanto per dire che nella merda c'è forse qualcosa di buono che, chissà come o chissà per quale motivo, è capitato lì per sbaglio. Vede, io sono fermamente convinto che il "definirsi poeti", come lei afferma, non è una questione di riconoscimento o di laurea, ma una questione personale di chi scrive, un giusto equilibrio fra le sue aspirazioni e le sue capacità - equilibrio che si ottiene con la lettura delle opere altrui e con il confronto, serrato, fra ciò che si sente e ciò che sentono gli altri, fra come si scrive e come scrivono gli altri. Ovviamente questo "definirsi poeti" non nasce con l'individuo ma matura nel tempo, anche se il poeta c'è già nei primi incerti versi o scarabocchi, se lo si vuole vedere. Se il suo ragionamento fosse corretto, ossia se spettasse al contesto culturale del particolare momento storico definire chi sia o chi non sia un poeta, più o meno metà della letteratura italiana non esisterebbe, oppure sarebbe composta da altri autori, un tempo in voga ma che la storia ha poi relegato nel dimenticatoio. Peraltro sono fermamente convinto che noi non abbiamo bisogno di versi belli (secondo quale canone estetico?) ma di versi veri e nuovi, che guardino oltre la sensibilità e il gusto del momento storico, secondo un sistema di regole che ognuno ha il diritto di costruire autonomamente per la sua arte ed anche il dovere di farne parte a tutti e di rispettarlo una volta che l'ha costruito, appunto per consentire l'esercizio della critica e della comunicazione. Io le auguro tanta fortuna (perché ormai soltanto la fortuna, in Italia, fa emergere o non emergere un valore culturale e artistico dal piattume della conformità e dell'acculturamento) ma le assicuro che con un atteggiamento così dogmatico la sua scrittura sarà un grido che può riempire soltanto il suo deserto, perché non avrà corrispondenze, se non per convenienza nei giochi del momento, che sono le sole feroci regole giocate fra editoria e critica, del mercato culturale. Le auguro di galleggiare bene in questo mondo, che peraltro non mi interessa, e di conservare qui l'amore per la scrittura, di conservare lo stesso amore materno per la poesia che lei non riesce a vedere in molti di questi scritti che ha avuto lo "stomaco di leggere".
Stupisce anche me il tono di De Palchi e la perentorietà dei suoi giudizi e sono d'accordo con Lucini che nessuno, neppure Dante stesso redivivo ha il diritto di dire che cosa sia o non sia la poesia. I conati di vomito sono un problema di De Palchi, ma dire che tutte le poesie che hanno partecipato a questo concorso sono "inettitudini prive di senso" mi suona decisamente strumentale, peraltro senza argomentare il perché nomi come Raimondi, Giugni, Mastropirro, Favaron, Garbujo, Masotti, Panetta, Zinetti, ma anche altri, si dilettino a spedire "inettitudini", anzi a scriverle, versando per di più il contributo (vedo che il concorso è a pagamento): è offensivo e palesemente smentito dai testi. E' fin troppo evidente che De Palchi vuole squalificare tutti per esaltare la nostra Pellegrino, che poveretta non ne ha colpa ma non credo De Palchi le renda un buon servigio. In ogni caso, sono d'accordo sui meriti della poesia di Pellegrino, sono buone composizioni, forse dai temi un po' scontati e deboli (il macho è ormai un po' frusto come tema, dopo la Valduga e altre e così la prima poesia, quanto alla terza non mi convince, non la sento, non afferro). La lingua però è usata molto bene ed è vero che il livello è alto. Sergio Zani
Non sarei intervenuta se non avessi letto il commento di questo De palchi - di cui mi sono rifiutata continuare a leggere la pseudo-poesia. Mi spiace per la Pellegrini che comunque non mi piace. Il livello di alcuni poeti è buono, certo non di tutti, e non concordo con tutti i nomi fatti da Zani: anche il suo giudizio è personale e dipende dall'idea che lui ha della poesia. Poesia è lirismo spirituale. Non bastano i contenuti, ci vuole pathos che emoziona e fa posare lo sguardo su ciò che eleva, anche se potremmo non condividerne il messaggio. Poi una buona capacità di esprimere sinteticamente metafore, aforismi... Non tutto ciò che viene fuori è poesia, solo ciò che imprime in una immagine, colta fra tante, la verità della condizione eterna dell'uomo. Antonella Montalbano
Seconda nota della Segreteria del premio (G. Lucini) Mi permetto di intervenire una seconda volta, in modo che vogliamo leggero e discreto. Questo premio offre l'opportunità di commenti non tanto per esprimere linee teoriche, ma piuttosto per offrire l'opportunità agli autori di avere un feed-back, anche negativo, ma motivato. Per chi scrive infatti, l'assenza di feed-back su quello che scrive rappresenta la solitudine, il non sapere come si è visti (parlo ovviamente sulla base della mia esperienza personale di poeta). Pertanto dissento sommessamente dall'espressione "questo De Palchi": sono andato a leggere alcune delle sue liriche su Internet e riconosco che non è uno che pettina bambole o smacchia leopardi o raddrizza banane: sa dove vuole arrivare ed ha un'idea ben chiara del modo di scrivere, insomma una sua "poetica" ben strutturata. Se poi non è condivisa... è una fortuna che siamo diversi. Si dovrebbe fare uno sforzo in più, ossia capire quale sia il gioco linguistico che uno elegge a sua poetica e se nel suo scrivere segua con coerenza questa sua scelta. Solo questa coerenza rende infatti il suo lavoro criticabile su basi dialogiche e non ideologiche (ossia aderenti a una particolare "scuola" di pensiero critico o una particolare idea della poesia). Su questo, credo, si debba esprimere una critica. Mi pare di capire che Sergio Zani e anche Paolo Donati che ieri ha inserito un paio di commenti e che scrive talvolta di critica su alcuni periodici, in qualche modo si attengano a questo criterio e siamo loro molto grati, così come siamo grati a tutti coloro che hanno scritto osservazioni sul lavoro dei partecipanti.
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