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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Nicola Prebenna

GUAZZABUGLIO
Snudati volti ilari
e giocondi, riluce
a balzelli nella mente
intima l’anelito proteso
a decorticare la scorza
rude dell’aggrovigliato viluppo;
atri e ventricoli ho rivoltato
pretendendo scoprire
nascosto in un angolo
il talismano artefice
di vita, datore di sorrisi,
di brandelli di bene facitore;
ho preteso irrompere nei guizzi
fecondi delle menti audaci
e, se pure s’illumina
di bagliori la scoperta
del vero, sommerso rimane
dall’acutezza viva
il conato di bene che
a tanto ardire soccombe;
disseminate croci di propositi
eroici e di scontate sconsolate
conclusioni trapuntano
la piana sterminata delle fallite
insistite occasioni di bene
ed aleggia su tutto l’ombra
bigia del particulare,
della carriera ad ogni costo,
della promozione immeritata,
del premio ad altri sottratto,
del privilegio fiorito sulla pretesa
che, come si ripete, male
non fa a nessuno,
e l’orgoglio menomato ci dà
di onestà dimezzata.
E siamo tutti corridori,
nella turba confusa,
sicuri che il nastro ci consacri
vincitori, arrivati finalmente
a serrare a doppie chiavi
aneliti di freschezza
e liberare invece maldestri
propositi di particulare.
E volti, menti, cuore
su per la funerea campagna
osservi naufragar
e nero svolazza, gracchiante,
il corvo.
FORTEZZA
Col corpo leggero che hai
accarezzi la fronte del mare,
ma nulla puoi se si scatena la tempesta
e finisci, sulle onde che a picco
rovesciano,
corpo leggero senza vita, oggi come ieri.
Hai preteso gareggiare coi venti
e finisci
spesso sfinito
domato dalla distanza e dalla fatica;
gracile sei
e pesi enormi hai sollevato;
l’ardire hai avuto di domare il fuoco,
di librarti nel vuoto, di resistere ai venti
e superarli in corsa;
creatura tua è il mondo
e grande è la tua mente.
Imprese audaci e impossibili
hai realizzato ed un dio sei a cui tutto
s’inchina, un dio grande e peccatore:
non sei cattivo
ed hai imparato a fare il male,
non sei buono
ma può e deve, la santità,
essere la tua conquista.
NAUFRAGIO
Affiora sull’orizzonte verde sognato
carcassa dilaniata dal pesce
sorpreso al pasto inusitato
e leccandosi i baffi stende
pietoso il guizzo dell’addio
su chi, senza vele e triremi,
sfidando il destino confidava
nel dio della buona occasione…
non buoni invece, rapaci
e senza cuore, avventurieri dalla mente
insana e immersi senza freno
nel limo viscido del denaro
che ghermisce e acceca, ti hanno
venduto, ingenuo piccolo Ulisse,
l’illusione di patria
nuova, di terra madre e t’hanno
invece abbandonato tra la schiuma
che lenta s’è richiusa e in pasto
t’hanno dato all’affamato di turno.
I tuoi resti scomposti, e a pezzi,
invocano una mano pietosa
che ti colga con cura e t’affidi
al buon dio della triste occasione,
ancora sognando verdi litorali
e irraggiungibili paradisi terreni;
quello celeste è, forse, per te
la patria intravista.
Nicola Prebenna è un
ex dirigente scolastico e vive ad Ariano Irpino
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