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Premio Turoldo 2008 - 6° edizione
Gabriele
Quartero

Soggettiva
Quando ogni gesto si sottrae
alla semplice visuale
(di là dal parcheggio, la tangenziale,
le prime
colline),
quando ogni interlocutore s’incendia
fuori fuoco, ecco
la pellicola immaginata per l’attimo
preludere alla rievocazione
dove
la voce fuori campo riprende il filo
di un discorso mai del tutto troncato:
ricordo o finzione
tu ne sei parte – è tutto
un dipanarsi dallo sguardo,
montaggio di citazioni
marginali
o anche troppo urgenti per essere
comprese (senza sosta
riecheggiano in situazioni
similari, alternabili)
dove
dentro a un centro commerciale
un ascensore
un bar, un parco giochi, un ospedale,
in coda
a un casello autostradale
(come già
da lontano s’accendono
intermittenti
le luci)
o anche la sera
prima di andare
a dormire –
sei tu solo, e forse ancora speri
in qualcos’altro (un segno magari)
così
svogliatamente
ti guardi dal di fuori,
fermi restando tutto il resto
e gli interlocutori.
Barche
Il crepitare della sera
risale fino a questa terrazza,
gonfia i tendoni tra il vociare
svagato di persone, di televisione.
Sembra quasi silenzio.
Ma le crepe
non si stuccano così in fretta,
ogni desiderio
le percorre inusato, si vive
per poco, umanamente
non meglio del disumano
mischiarsi quotidiano
che fa tutto indifferente,
nei nomi pronunciati:
un lutto di segno vivo,
che soffriamo senza dire
niente che sia più di niente:
bicchieri vuoti, posate. Il fumo
della candela antizanzare
in lente volute, l’estate spalancata
su luci, di lontano, tremolanti;
l’illusione di barche – che da là
si possa salpare si possa magari sparire.
Può una poesia lavorare in silenzio
Può una poesia
lavorare in silenzio dentro a ogni tua fibra
scovare il torto
di non cambiare idea,
di tutto quello che riesci a essere –
tu sei uno specchio incrinato, lì tutto
quello che ti circonda
appare
distorto,
ti è distante.
Una poesia lavora in silenzio
ha la pazienza di non dover per ora
dire – ti lascia in silenzio,
sembra non conoscerti:
sei tu che stai cercando altre scappatoie –
non il resto a fuggirti, lo sai bene.
I particolari non possono rinchiudere
l’intero di te. Se rimani
nel silenzio di poesie che non ti conoscono
forse speri ancora in questo dialogo.
Chi ti cerca ha aspettato in silenzio.
Gabriele Quartero è
insegnante di lingua inglese e abita a Brusnengo (BI)
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